“Amarti amandomi”: incontri di gruppo per imparare ad amare senza subire

“Amarti amandomi”

Impariamo ad amare senza subire

La mancanza di autostima e di amore sano di se generano, nell’ambito delle relazioni  (sentimentali ma anche familiari e amicali) un pericoloso meccanismo di accettazione passiva delle dinamiche imposte dall’altro. Molto spesso il desiderio di totale ‘fusione’ con un altro spinge a fare e accettare qualsiasi cosa per proteggere quella ‘sensazione’ di vicinanza con un’altra persona, anche se significa annullarsi come persone. In particolare le persone affette da dipendenza affettiva preferiscono subire piuttosto che sopportare l’idea di essere lasciati in balia di uno tsunami emotivo (paura del rifiuto, della solitudine, di non essere amati) che pensano di essere incapaci di sopportare.

I prossimi incontri di gruppo condotti a Roma (a partire da Maggio) dalla Dott.ssa Francesca Saccà e dal Dott. Marco Salerno permetteranno di migliorare la propria autostima e promuovere capacità assertive al fine di acquisire nuove e più funzionali modalità relazionali che consentiranno di dare vita a relazioni interpersonali sane basate sul rispetto reciproco e sullo scambio.

LUNEDI’ 5 MAGGIO:  “Sei una persona non un oggetto”: rispettare e farsi rispettare secondo i principi dell’assertività.

LUNEDI’ 19 MAGGIO: “Fai amicizia con la solitudine”: attraversare la paura della solitudine e dell’abbandono per diventare più forti.

LUNEDI’ 9 GIUGNO: “Scopri chi sei e cosa vuoi”: sogni, desideri, bisogni, obiettivi.

LUNEDì 23 GIUGNO: “Ama con cuore e mente”: conciliare ragione e sentimento.

LUNEDI’ 7 LUGLIO:  “Ama amandoti”: come costruire una relazione affettiva sana senza rinunciare a se stessi.

Quando: Lunedì dalle ore 18.10 alle 19.45.

Dove: Roma, presso l’Istituto A.T.Beck, in Via Gioberti 54 (Zona Termini, a pochi passi dalla Metro A e B)

Conduttori:

Dott.ssa Francesca Saccà

Email: francesca.sacca@gmail.com

Cell. 33325207090

Dott. Marco Salerno

dottmarcosalerno@gmail.com

Cell. 3474661496

COSTI: È possibile partecipare a tutti e 5 gli incontri oppure a singoli incontri. Il costo per ogni singolo incontro è di € 50. (Solo per chi partecipa a tutti gli incontri il costo è di € 40 ad incontro).

COME ISCRIVERSI AGLI INCONTRI DI GRUPPO: per partecipare agli incontri di gruppo è necessario inviare un’email con richiesta di prenotazione ai seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com

dottmarcosalerno@gmail.com

 

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Come riconoscere e identificare un abuso fisico, sessuale, psicologico, finanziario

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Nell’articolo di oggi verranno esaminati e descritti i principali tipi di abuso cui donne e uomini possono essere sottoposti. Nella nostra società c’è ancora troppa confusione su quello che possiamo definire abuso. Spesso quando si parla di abuso si immagina un maltrattamento ‘fisico’ ma in realtà oltre a quello fisico ne esistono molte altre forme. L’abuso può essere anche sessuale, psicologico, economico.

E’ fondamentale fare chiarezza sulle principali forme di abuso che possono essere esercitate sia da uomini che da donne. Se non abbiamo chiaro in cosa consiste un comportamento abusante risulta difficile chiedere aiuto.

Le seguenti definizioni sono state tratte dall’articolo “Emotional Abuse – Are You Being Abused?Identifying Emotional, Physical, Sexual, Psychological and Financial Abuse” di Melanie Tonia Evans, on line su:

http://www.melanietoniaevans.com/articles/are-you-being-abused.htm

Abuso fisico

Definizione di Wikipedia: L’abuso fisico implica un contatto volto a causare dolore, ferita o altra sofferenza fisica o danno. Molte donne non credono di essere abusate fino a che non vengono “colpite”. L’abuso fisico è molto di più.

I seguenti comportamenti costituiscono abuso fisico:

Venir colpito, sbattuto, preso a schiaffi e a pugni

Spintonato

Preso a calci, morso, pizzicato, fatto inciampare, inginocchiare e sbattere la testa

Strangolato, tagliato, accoltellato, minacciato con le armi, annegato

Colpito con oggetti

Messo all’angolo e trattenuto con la forza

Lasciato senza possibilità di dormire (privazione del sonno)

Esposto alle intemperie (lasciato chiuso a chiave fuori)

Privato dei beni

Sbattuto al muro o colpito con  oggetti scagliati contro

Fatto ammalare

Negato cibo o medicine

Colpito con arma da fuoco

Minacciato fisicamente

Perseguitato (reso vittima di stalking)

Sottoposto a guida spericolata

Ogni tipo di tortura fisica nel tentativo di avere delle ammissioni o delle risposte

Inflitto qualsiasi tipo di dolore fisico

Abuso sessuale

Definizione di Wikipedia: Abuso sessuale (anche inteso come molestia) indica generalmente un forzato ed indesiderato atto sessuale rivolto da una persona ad un’altra. L’abuso sessuale non è solo un abuso fisico, ricade infatti nella categoria di abusi psicologici non consensuali. Uno dei miti della società è che la maggior parte di aggressioni sessuali avviene tra estranei. Statisticamente, il 75% di violenze sessuali avviene da un uomo che la vittima conosce. L’abuso sessuale è molto pericoloso. Significa venir trattati come oggetti dal partner.

I seguenti comportamenti costituiscono abuso sessuale:

Stupro

Ogni atto sessuale forzato, non voluto e non consensuale

Uso del senso di colpa, manipolazione o minaccia per fare sesso

Uso di parole scurrili

Domande incalzanti sulla storia sessuale

Commenti umilianti e degradanti sulla storia sessuale

Commenti umilianti e degradanti sulle prestazioni sessuali

Commenti umilianti e degradanti sull’abbigliamento

Commenti umilianti e degradanti sul linguaggio del corpo, le abitudini ecc

Commenti umilianti e degradanti sulla fisicità, sul peso, ecc

Riferimenti alla persona come al proprio organo sessuale

La gelosia patologica e tutti i comportamenti associati

Lo stalking

Abuso psicologico

L’abuso psicologico comprende quello mentale ed emotivo ed avviene quando l’identità di una persona, le predilezioni, la vita ed i comportamenti vengono mentalmente ed emotivamente controllati da un’altra persona. L’autostima e la fiducia in se stessi vengono minate al punto che la vittima è confusa su “ciò che è reale” e perde il senso dell’ “essere emotivamente al sicuro”. Il partner violento può essere in grado di comportarsi in modo del tutto inadeguato e la vittima dell’abuso psicologico tenderà ad aggrapparsi disperatamente alla relazione per ricevere qualche tipo di sostegno, conforto, amore o conferma dall’ abusatore. Bisogna prestare molta attenzione ai violentatori psicologici poiché iniziano la relazione con fascino e carisma. Questi individui hanno una  personalità magnetica e possono dare un’immagine alla quale la vittima non può resistere.

La maggior parte delle donne rischiano di innamorarsi perdutamente di un narcisista carismatico. Sfortunatamente molte donne idealizzano i loro uomini e, se si aggiunge il fatto che ne sono talmente travolte da credere che lui sia “l’unico”, è facile comprendere la perdita della propria autostima (a fronte di abuso). Questo condurrà la donna a riprendersi “l’ uomo meraviglioso” che ha conosciuto e guadagnarsi il suo amore senza tener conto di come lui la tratta. L’abuso psicologico è una dinamica spietata e una tattica ben precisa usata dai narcisisti. Questa forma di abuso è comune in molte relazioni. Le donne riferiscono che le ferite provocate dall’abuso psicologico hanno bisogno di molto più tempo per guarire rispetto agli effetti di abuso fisico. Molte donne che non hanno accesso alle cure base riportano danni a livello psicologico ed emotivo. Può essere molto difficile definire l’abuso psicologico e può insidiosamente penetrare nella tua vita se non sai a cosa fare attenzione.

I seguenti comportamenti costituiscono abuso psicologico:

mentire

manipolare

far perdere il controllo

incalzare con domande pressanti

perseguitare

umiliare

intimorire

minacciare

isolare

incolpare

Abuso economico:

Abuso economico: l’abuso economico è una circostanza comune nelle relazioni. L’abuso economico è qualsiasi tipo di azione che colpisce la sicurezza finanziaria/materiale di un’altra persona contro la sua volontà.

Questa forma di abuso include:

uso irresponsabile del denaro, come il gioco d’azzardo, il rischio e le spese eccessive

rifiuto all’attività lavorativa

diniego delle attività domestiche

esigere la ragione di tutti i soldi spesi

nascondere il denaro

rendere responsabile dei debiti

non permettere di spendere per i bisogni

forzare o manipolare carte di credito o conti a tuo nome

imputare all’altro le spese

costringere a commettere atti criminali o umilianti per soldi

Questo articolo ha lo scopo di informare sulle possibili forme di abuso. Se vi siete riconosciuti in uno o più di questi comportamenti (subiti o esercitati) non isolatevi, cercate il sostegno delle persone che vi circondano e non esitate a chiedere aiuto a persone competenti in materia. La prevenzione in questi casi è fondamentale.

 

Ringrazio per la collaborazione nella traduzione dei brani la Dott.ssa Maria Luisa Capocchia

 

 Riferimenti bibliografici:

http://www.melanietoniaevans.com/articles/are-you-being-abused.htm

 

 

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Come difendersi dalla manipolazione affettiva: gruppo di aiuto a Roma

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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La Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno conducono esclusivamente a Roma un percorso di gruppo che ha l’obiettivo di fornire ai partecipanti gli strumenti fondamentali per imparare a riconoscere e ad affrontare la manipolazione e la dipendenza affettiva.

La manipolazione affettiva è una esperienza che segna profondamente chi la subisce poiché prosciuga le energie e insinua un senso di permanente inadeguatezza nell’affrontare la vita.

Manipolazione e dipendenza affettiva sono due modalità relazionali strettamente collegate che si alimentano a vicenda. Il manipolatore affettivo si nutre della vitalità e delle emozioni della sua vittima, suscita in lei il senso di colpa, il disprezzo, il ricatto e con una critica incessante ne demolisce definitivamente l’autostima e la percezione della realtà. Il dipendente affettivo sviluppa per reazione una serie di sintomi, sia psicologici come aggressività, ansia paura della solitudine, tristezza sia fisici, come emicranie, disturbi digestivi, mancanza di appetito, disturbi del sonno e nodo alla gola, attacchi di pianto o di rabbia. I manipolatori  possono essere rintracciati tra gli amici, i conoscenti, i colleghi di lavoro, i partner, hanno come obiettivo quello di far compiere al proprio interlocutore azioni che tornano a loro vantaggio, da cui è difficile liberarsi poiché la vittima preferisce accettare qualsiasi richiesta per vivere nell’illusione di un rapporto anche se questo comporta il proprio annullamento.

Al termine del percorso i partecipanti oltre ad aver imparato a riconoscere questi pericolosi meccanismi, sapranno come migliorare la propria autostima e come acquisire nuove modalità relazionali per dare vita  a rapporti sani basati sul rispetto reciproco e sullo scambio autentico senza rinunciare più a se stessi.

QUANDO: il percorso di gruppo si svolge ogni lunedì con cadenza quindicinale (due incontri al mese) dalle ore 18.10 alle ore 19.45.

DOVE: Roma, presso Istituto A.T.Beck, Via Gioberti 54 (zona Termini a pochi passi dalla metro A e B).

COSTI: il costo per ogni incontro è di € 40.

CONDUTTORI DEI GRUPPI:

Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo comportamentale

Sito web: http://francescasacca.it

Blog: http://psicologoinfamiglia.myblog.it

Tel. 3332520790

Dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a orientamento umanistico integrato

Sito web: www.dottmarcosalerno.com

Tel. 3474661496

Come iscriversi al percorso di gruppo:  chi vuole partecipare al gruppo per la manipolazione e la dipendenza affettiva deve inviare una mail di richiesta a uno dei seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com    dottmarcosalerno@gmail.com

Si prega di specificare nell’oggetto dell’email la seguente dicitura: richiesta iscrizione al percorso di gruppo “manipolazione relazionale e dipendenza affettiva”

La Dott.ssa Francesca Sacca’ e il Dott. Marco Salerno invieranno il programma dettagliato del percorso affinche’ gli interessati ne prendano visione e confermino la loro intenzione a partecipare. Si procedera’ poi con un colloquio conoscitivo preliminare all’inserimento nel gruppo, del costo di  € 40,  che avra’ la funzione di comprendere la richiesta del partecipante e la sua motivazione.

 

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Stalking in rosa: quando la vittima è un uomo

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A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

Con il termine stalking si intende una “forma di aggressione messa in atto da un persecutore che irrompe in maniera ripetitiva, indesiderata e distruttiva nella vita privata di un altro individuo, con gravi conseguenze fisiche e psicologiche” (Gargiullo e Damiani, 2008). Il termine è inglese (deriva da ‘to stalk’) e indica “fare la posta, braccare, pedinare”; si riferisce a comportamenti atti a osservare e conoscere il comportamento della preda al fine di poterla catturare: non avendo equivalenti nella nostra lingua, la traduzione che più frequentemente viene adottata è “molestie assillanti”.

Nella sindrome del molestatore assillante è dunque possibile distinguere un soggetto attivo, il molestatore o stalker, ed un soggetto passivo, ossia la vittima nei cui confronti lo stalker sviluppa un’intensa polarizzazione ideo-affettiva e verso cui mette in atto una serie ripetuta di comportamenti tesi alla sorveglianza e/o comunicazione e/o ricerca sistematica di contatto (Benedetto, Zampi, Messori, Cingolani, 2008).

Ad oggi prevale, nella nostra società, la figura della donna come ‘vittima’ di violenza da parte dell’uomo, che sia essa domestica o esterna all’ambiente familiare. Negli ultimi anni, però, sono stati molti i titoli di giornali che ci hanno comunicato di omicidi, atti di violenza e stalking da parte di donne. Lo stalking infatti non è un fenomeno di genere. Sia donne che uomini possono essere vittima o persecutore, entrambe possono aggredire fisicamente, psicologicamente, possono appostarsi, pedinare, creare danni alle cose, minacciare, possono essere persistenti, molestanti in modo assillante.

Al momento si contano il 70% di uomini molestanti contro il 30% delle donne. E alla base di questo dato possono esserci vari fattori, “il Silenzio degli uomini” può costituire uno di questi. Per Silenzio degli uomini, come ben descrive Laia Caputo  (“Il silenzio degli uomini”, Feltrinelli, 2012), si intende anche un silenzio più atavico, un mancato riconoscimento e mancata esplicitazione delle emozioni umane, in particolare la Paura. Gli uomini cioè, difficilmente dicono “ho paura!”. La società rimarca sempre sul loro coraggio, sulla forza, sull’atto eroico, che indubbiamente ci sono, ma mai si parla anche di paura, anch’essa presente. Ad oggi dunque gli uomini, tacendo più che mai le proprie emozioni, si trovano in un disorientamento totale, si trovano ad essere come pentole a pressione, pronte ad esplodere all’ennesima frustrazione, incomprensione, all’ennesima mancanza. Ecco che lo stalking rappresenta una delle possibili reazioni, una delle tante possibili forme di quest’esplosione rabbiosa. In questa confusione, talvolta le donne anziché continuare a coltivare la propria identità, rimarcano le vesti e le dinamiche violente maschili e così si distinguono per la loro molestia assillante, ai danni degli uomini.

La “normalizzazione” pubblica della violenza femminile – messaggi pubblicitari, spettacolitelevisivi, cinema, stampa, video web – crea assuefazione ed abbassa l’allarme sociale. Può una forma di violenza essere considerata politically correct, qualunque essa sia? Al riguardo vi è un’interessante e recente indagine dal titolo: “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile” ( Y. Abo Loha, G. Gallino, S. Gascò,  G.P. Macrì, C. Manzari, V. Mastriani, F. Nestola, S. Pezzuolo, G. Rotoli, Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012). L’indagine è finalizzata a raccogliere elementi di valutazione ancora inesistenti nel nostro Paese, utili a verificare se esista, ed eventualmente in che misura, una realtà diversa da quella fondata esclusivamente su condizionamenti, luoghi comuni e pregiudizi. Si tratta di un’indagine ufficiosa, ma rappresenta l’unica fonte in assenza di indagini ufficiali.

L’analisi dei dati raccolti smentisce la tesi della violenza unidirezionale U>D e le sovrastrutture culturali che ne derivano. La teoria secondo la quale la violenza U>D sia la sola forma diffusa, quindi l’unica meritevole di contromisure istituzionali, si rivela quindi un postulato indimostrato ed indimostrabile, generato esclusivamente dal pregiudizio. Sono pertanto prive di fondamento le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice. Dall’indagine emerge come anche un soggetto di genere femminile sia in grado di mettere in atto una gamma estesa di violenze fisiche, sessuali e psicologiche; quindi anche un soggetto di genere maschile possa esserne vittima. Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con le ricerche internazionali, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso.

L’indagine inoltre dimostra che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare; anche un soggetto apparentemente più “fragile” della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili. La significativa rappresentatività nel campione di soggetti con prole ha fatto emergere l’effettiva strumentalizzazione che i figli hanno all’interno della coppia in crisi.

Il dato più evidente riguarda le violenze psicologiche, testimoniate dal campione in percentuali significative. Solo il 2,1% ha dichiarato di non averne mai subite.

Al termine di questa ricerca, ciò che gli autori auspicano è che il fenomeno venga ulteriormente approfondito dagli organi  istituzionali, indagando  con  identici strumenti e modalità un campione composto da un uguale numero di donne ed uomini, secondo criteri di trasparenza ed imparzialità sino ad oggi sconosciuti.

“Quando parliamo di abusi emotivi o fisici è sbagliato identificare sempre l’uomo come carnefice e la donna come vittima. Anche gli uomini subiscono abusi da donne violente, ed è sempre più frequente. Il vero problema è che spesso rimangono in silenzio, per vergogna e per paura di essere ridicolizzati. Infatti un uomo che denuncia la violenza di una donna spesso si trova ad essere deriso e quasi m…ai compreso. Normalizzare o minimizzare la violenza femminile abbassa l’allarme sociale e aumenta la resistenza dell’uomo a denunciare gli abusi che subisce. Condizionamenti, luoghi comuni e pregiudizi vanno combattuti perché tutti hanno diritto ad essere difesi quando subiscono violenza” Dott.ssa Francesca Saccà

 

Siti consultati:

La storia di una stalker e il silenzio degli uomini. Articolo pubblicato il 5 settembre 2013 sul blog stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com (Spazio di confronto, di ricerca di sè, di trasformazione, per non essere più Vittime nè Carnefici) on line su: http://stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com/la-storia-di-una-stalker-e-il-silenzio-degli-uomini

“Stalking: Sono le Donne le Più Violente”. Articolo a cura di  Alessia Offredi il 12 feb 2013 on line su: http://www.stateofmind.it/2013/02/stalking-donne-violente/

Una nuova indagine sulla violenza verso il mondo maschile. 6.000.000 di vittime. Articolo pubblicato il 10 novembre 2013 on line su: http://www.adiantum.it/public/3193-una-nuova-indagine-sulla-violenza-verso-il-mondo-maschile.-6.000.000-di-vittime.asp?pagin=3&ordine=commenti-idComm01-desc

 

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Manipolazione relazionale e dipendenza affettiva: un gruppo di aiuto per riconoscerle e non “ammalarsi” d’amore

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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A partire dal prossimo mese di Febbraio la Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno condurranno a Roma un nuovo percorso di gruppo, strutturato in 10 incontri,  che fornirà ai partecipanti alcuni strumenti fondamentali per imparare a gestire gli stati problematici tipici della dipendenza affettiva, in particolare la sensazione di vuoto, la paura della solitudine e la sensazione di impotenza nella gestione autonoma degli eventi di vita. Il percorso aiuterà inoltre i partecipanti a riconoscere e a difendersi dai meccanismi della manipolazione relazionale. Le persone affette da dipendenza affettiva vengono spesso sottomesse da quelli che vengono definiti ‘vampiri affettivi’ ossia tutti quegli individui che, per sentirsi potenti e riempire i loro vuoti interiori, si nutrono della forza vitale altrui. Si tratta di persone comuni (amici, conoscenti, colleghi di lavoro, partner) con gravi patologie della personalità che si muovono nel mondo sottraendo alle loro prede energie e dignità.

La mancanza di autostima e di amore sano di se generano in chi subisce un pericoloso meccanismo di accettazione passiva delle dinamiche imposte dal vampiro relazionale, esercitato in funzione del bisogno di accettazione dell’altro. La persona affetta da dipendenza affettiva preferisce subire piuttosto che sopportare l’idea di essere lasciata in balia di uno tsunami emotivo (paura del rifiuto, della solitudine, di non essere amati) che pensa di essere incapace di sopportare.

Molto spesso il desiderio di totale ‘fusione’ con l’altro spinge le vittime a fare e accettare qualsiasi cosa per proteggere quella ‘sensazione’ di vicinanza con un’altra persona, anche se significa annullarsi come persone. Il percorso permetterà dunque di riconoscere questi pericolosi meccanismi, consentirà di migliorare la propria autostima e acquisire nuove e più funzionali modalità relazionali che consentiranno di dare vita a relazioni interpersonali sane basate sul rispetto reciproco e sullo scambio.

Quando: Il percorso di gruppo per la dipendenza affettiva si svolge il Lunedì, con cadenza quindicinale (due incontri al mese) dalle ore 18.10 alle 19.45

Dove: Roma, presso l’Istituto A.T.Beck, in Via Gioberti 54 (Zona Termini, a pochi passi dalla Metro A e B).

Costi: Il costo per ogni incontro è di 40 Euro.

COME ISCRIVERSI AL PERCORSO DI GRUPPO:

Chi volesse partecipare al percorso di gruppo per la dipendenza affettiva deve inviare una email di richiesta a uno dei seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com

dottmarcosalerno@gmail.com

Si prega di specificare nell’oggetto dell’email la seguente dicitura: “richiesta iscrizione al percorso di aiuto sulla Manipolazione relazionale e Dipendenza affettiva”.

 

La Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno invieranno il programma dettagliato del percorso affinchè gli interessati ne prendano visione e confermino la loro intenzione a partecipare. Si procederà poi con un colloquio conoscitivo preliminare all’inserimento nel gruppo che avrà la funzione di comprendere la richiesta del partecipante e la sua motivazione.

Conduttori dei gruppi:

 

Dott.ssa Francesca Saccà

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo comportamentale.

Sito web: http://www.francescasacca.it

Blog: http://psicologoinfamiglia.myblog.it

Cell. 3332520790

Dott. Marco Salerno

Psicologo e psicoterapeuta a orientamento umanistico e integrato

Sito web: http://www.dottmarcosalerno.com

Cell. 3474661496

 

 

 

 

 

 

 

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“I serial killer dell’anima” e la manipolazione relazionale: ne parliamo con Cinzia Mammoliti

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Uno dei testi recenti più efficaci in merito al tema della manipolazione affettiva è, a mio parere, ‘I serial killer dell’anima’, di Cinzia Mammoliti, Edizioni Sonda, 2012. Ho avuto il piacere di conoscere virtualmente Cinzia e di confrontarmi con lei in merito a questo tema. Condivido con voi l’intervista che le ho fatto.

Buona lettura

Dott.ssa Francesca Saccà

 

Benvenuta Cinzia, presentati ai lettori del blog Psicologo in famiglia…

Buongiorno a tutti sono Cinzia Mammoliti e mi occupo di formazione e consulenza in ambito criminologico. Sono una donna che ha fatto delle proprie passioni un lavoro e mi ritengo molto fortunata in quanto l’amore per il mio mestiere mi porta quotidianamente un profondo arricchimento non solo professionale ma soprattutto umano. La mia attività é prevalentemente centrata sulla forma di violenza maggiormente diffusa, e a volte paradossalmente più trascurata in criminologia, che è la violenza domestica che presenta una cifra oscura considerevole in quanto troppo poco denunciata, e a volte neanche individuata dalle vittime vessate non solo e necessariamente fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. La dimensione psicologica dell’abuso emotivo costituisce una questione molto complessa e le dinamiche che coinvolgono carnefice e vittima richiedono studi e analisi attente per poter attuare una prevenzione che sia veramente efficace.

Tu sei autrice di quello che, a mio parere, è uno dei migliori libri in circolazione sui manipolatori relazionali, “i serial killer dell’anima”. Come nasce questo tuo libro?

Ti ringrazio per l’apprezzamento anche perché stimandoti come professionista del settore penso che un lavoro sinergico condotto tutti insieme e finalizzato ad aiutare le persone a uscire da disagi sia fondamentale per progredire nell’ambito della salute e del benessere individuale. Il libro nasce dall’esigenza di dare voce a tutte le  testimonianze di persone abusate che nel corso di questi anni si sono rivolte a me in cerca di aiuto. Dal mio profondo senso di giustizia che ritiene amorale un ordinamento che non fornisca un’adeguata tutela a chi subisce e da un’esperienza personale che mi ha aperto gli occhi sulle subdole modalità manipolative in cui possono incappare anche le persone più tecnicamente attrezzate quando ci sono di mezzo i sentimenti.

Nella tua esperienza di vita personale ti sei  imbattuta in un vampiro affettivo. Alla fine del libro lo dichiari del resto. Ma come ha influito sulla tua vita questo tipo di esperienza?

E’ un’esperienza che mi ha cambiata molto, da un lato in meglio dall’altro meno, come tutte le esperienze intense immagino. Il percorso con un vampiro, mentre lo vivi,  modifica il tuo sistema percettivo e la tua scala di valori e credenze. Ti resetta e mette a contatto con le parti peggiori di te, con il tuo lato oscuro. Il manipolatore perverso trasforma il bello in brutto e cerca di destrutturarti perché non sopporta la tua parte umana e sensibile. Si tratta, come ho spesso detto, di un viaggio all’inferno con biglietto di ritorno se si è abbastanza forti. Se no di vampirismo si può morire. Mentre vivevo quell esperienza mortifera mi ripromisi che nessuno avrebbe dovuto mai stare come mi sentivo io in quegli anni. Iniziai così a studiare da fuori quello che stavo vivendo, a prendere appunti, a utilizzare gli strumenti che avevo a disposizione. Diciamo pure che senza quell’esperienza il libro non sarebbe mai nato e quindi non tutti i mali vengono per nuocere dato che si stanno salvando migliaia di donne.

So che ti stai occupando di studiare la SINDROME DA MANIPOLAZIONE RELAZIONALE (SDMR), vuoi spiegare ai lettori in cosa consiste questa sindrome e quali sono i sintomi?

In qualità di membro del comitato scientifico di  Link italia www.link-italia.net, associazione di Modena presieduta dalla D.ssa Francesca Sorcinelli e impegnata su scala nazionale e internazionale nella ricerca in ambito criminologico, vittimologico, investigativo, psicosociale e zooantropologico, io e uno staff di specialisti stiamo vagliando e studiando una specifica sindrome da noi individuata, che abbiamo chiamato SDMR (Sindrome da Manipolazione Relazionale). Questa sindrome colpirebbe la quasi totalità delle vittime dei manipolatori relazionali e si presenta sia in concomitanza del rapporto con il partner o genitore, che a fine relazione. Di durata soggettiva, spesso è causa di disturbi fisici, piscologici o psichiatrici, anche irreversibili. I sintomi sono vari e complessi . Li potete trovare sulla pagina http://www.link-italia.net/questsmr.html, contenente un questionario ad hoc che abbiamo strutturato per chi ritiene di essere o essere stato vittima di manipolazione relazionale.

Spesso di parla di ‘vampiri affettivi’ unicamente al maschile, ma nella mia esperienza di psicoterapeuta ho incontrato anche molte donne appartenenti alla tipologia ‘vampiro’. Nella tua esperienza di criminologa hai constato una differenza di genere nell’ambito del fenomeno della manipolazione relazionale?

Forse le donne si espongono di più rispetto agli uomini vittime, ma le vampire energetiche sono altrettanto diffuse e a volte meglio mascherate. Si trovano ovunque: nelle relazioni sentimentali, amicali, lavorative e le modalità comportamentali sono analoghe a quelle maschili. Devo dire che attraverso la grande sensibilizzazione mediatica che stiamo facendo vanno aumentando gli uomini che manifestano il bisogno di essere aiutati a uscire da relazioni disfunzionali e perverse.

Come si riconosce una vittima di manipolazione affettiva?

Destabilizzata, insicura, spaventata, ansiosa. Ha sempre bisogno del consenso e del riconoscimento del manipolatore per sentirsi bene. Questo é il primo, preoccupante sintomo che accomuna tutte le vittime. Deve sempre dimostrare di valere, di avere ragione, di non essere sbagliata. Quando una persona ci mette in queste condizioni bisogna fuggire subito rinunciando a una comunicazione che non potrà mai avere luogo. Dal suo punto di vista il manipolatore ha sempre ragione e odia chiunque si opponga a lui.

Che suggerimento daresti a una persona che si rende conto di essere vittima di manipolazione affettiva? Come mettersi in salvo da un serial killer dell’anima?

Il consiglio che do e l’ unico che ritenga effettivamente praticabile é la fuga. Una fuga con interruzione integrale dei rapporti laddove possibile. In molti casi, purtroppo, soprattutto quando ci sono figli di mezzo si è costrette a mantenere un rapporto col manipolatore e allora bisogna allenarsi a non cadere nelle loro trappole che vengono puntualmente tese per poter continuare a creare confusione e destabilizzazione. Esistono efficaci tecniche di contromanipolazione ben descritte anche all’interno dei testi che suggerisco ne I serial killer dell’anima.

I manipolatori, lo sappiamo benissimo, non agiscono da soli. Puoi spiegarci come le vittime partecipano al circuito della manipolazione?

Come il vampiro della leggenda non poteva entrare in una casa se non invitato, allo stesso modo questi vampiri energetici non possono abusarci se in qualche modo non glie lo consentiamo. La violenza psicologica è un qualcosa che permettiamo quando non abbiamo imparato a rispettarci e farci rispettare o quando siamo troppo gentili con gli altri o portati a non vedere il male. In ogni caso dalla seconda volta in cui qualcuno ci manca di rispetto la responsabilità diventa anche nostra. Quando una relazione con un manipolatore é avviata si entra in una sorta di delirio che conduce inevitabilmente allo sfacelo la parte più coinvolta, e cioé la vittima, la quale più è maltrattata meno se ne fa una ragione; più cerca di capire il perchè più viene maltrattata, in una spirale senza fine che la porta a invischiarsi e non riuscire ad andarsene a fronte dei primi campanelli d allarme come sarebbe giusto fare.

Sappiamo che spesso donne o uomini vittime di manipolazione e violenza psicologica manifestano una forte resistenza a chiedere aiuto e spesso tendono a isolarsi. Quale è secondo te il comportamento più funzionale per le persone che circondano le vittime e che vogliono aiutarle?

Questo é uno dei punti più critici perchè aiutare chi non si vuole fare aiutare é, a mio parere, impossibile. Le vittime di manipolazione e violenza psicologica spesso sono isolate perchè l ‘isolamento è stato creato loro ad hoc dall’abusante che, come sappiamo, per poter abusare liberamente deve innanzitutto fare terreno bruciato intorno alla preda. Chi si isola volontariamente invece lo fa spesso perché si vergogna di quel che sta vivendo e avendo sviluppato una dipendenza non trova la forza di chiedere aiuto perchè non ne vuole uscire. L unico modo per stare vicini a una vittima che vuole rimanere nella situazione che vive consiste nel cercare di riportarla su un piano di realtà e obiettività fornendo, laddove possibile, strumenti utili per acquisire consapevolezza: scritti, articoli, blog, forum, libri e film sull argomento hanno contribuito ad aprire  gli occhi a molte delle mie clienti.

So che stai per pubblicare il tuo secondo libro in merito a questo argomento. Puoi fornirci qualche piccola anticipazione?

Si tratta di un sequel de I Serial killer dell’anima. Ho individuato e analizzato le dieci  principali  maschere che indossano i più pericolosi manipolatori relazionali partendo da testimonianze di vittime di abuso. Ne traccio  specifici identikit che possano facilitarne il riconoscimento e fornisco al contempo suggerimenti per riuscire a neutralizzarli.

Ringrazio di cuore Cinzia Mammoliti, che si occupa con passione e professionalità di un tema ‘caldo’ e all’ordine del giorno quale è la manipolazione relazionale e la violenza psicologica e vi invito a visitare il suo sito:

http://www.cinziamammoliti.it/

 

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10 passi per liberarsi dalla dipendenza affettiva: percorso di gruppo a Roma

Percorso di gruppo teorico-esperienziale per interrompere il circolo vizioso della dipendenza affettiva e imparare ad amare e amarsi in modo consapevole e appagante

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A partire dal prossimo mese di Febbraio la Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno, psicologi e psicoterapeuti, condurranno a Roma il nuovo e utile percorso “10 passi per liberarsi dalla dipendenza affettiva”.

Il percorso di gruppo sarà strutturato in 10 incontri che forniranno ai partecipanti alcuni strumenti fondamentali per imparare a gestire i propri stati problematici, in particolare la sensazione di vuoto, la paura della solitudine e la sensazione di impotenza nella gestione autonoma degli eventi di vita. Il percorso permetterà inoltre di migliorare la propria autostima e acquisire nuove e più funzionali modalità relazionali che consentiranno di dare vita a relazioni interpersonali sane basate sul rispetto reciproco e sullo scambio.

A chi si rivolge il percorso:  E’ assolutamente normale che in una relazione, in particolare durante la fase dell’innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza e fusione ma questo desiderio, con lo stabilizzarsi del rapporto, tende a diminuire. Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio fusionale perdura inalterato nel tempo ed si tende continuamente ed esasperatamente a “fondersi nell’altro”. Chi è afflitto da dipendenza affettiva soffoca sul nascere ogni suo interesse, desiderio, amicizia, rapporto con altre persone e familiari, così come restringe al minimo gli impegni lavorativi fino a trascurare e a manomettere tutto ciò. Da un punto di vista comportamentale il dipendente infatti dedica completamente tutto sé stesso all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il benessere del partner e non anche il proprio, come dovrebbe essere in una relazione “sana”.

Quando: Il percorso di gruppo per la dipendenza affettiva si svolgerà il Lunedì, con cadenza quindicinale (due incontri al mese) dalle ore 18.10 alle 19.45.

Dove: Roma, presso l’Istituto A.T.Beck, in Via Gioberti 54 (Zona Termini, a pochi passi dalla Metro A e B).

Costi: Il costo per ogni incontro è di 40 Euro.

Data d’inizio: la data d’inizio prevista è Lunedì 17 febbraio 2014. Il percorso inizierà al raggiungimento del numero minimo di partecipanti (8 persone)

COME ISCRIVERSI AL PERCORSO DI GRUPPO:

Chi volesse partecipare al percorso di gruppo per la dipendenza affettiva deve inviare una email di richiesta a uno dei seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com

dottmarcosalerno@gmail.com

Si prega di specificare nell’oggetto dell’email la seguente dicitura: “richiesta iscrizione al percorso di gruppo “10 passi per liberarsi dalla dipendenza affettiva”.

La Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno invieranno il programma dettagliato del percorso affinchè gli interessati ne prendano visione e confermino la loro intenzione a partecipare. Si procederà poi con un colloquio conoscitivo preliminare all’inserimento nel gruppo che avrà la funzione di comprendere la richiesta del partecipante e la sua motivazione.

Conduttori dei gruppi:

Dott.ssa Francesca Saccà

dott.saccà

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo comportamentale.

Sito web: http://www.francescasacca.it

Blog: http://psicologoinfamiglia.myblog.it

Cell. 3332520790

Dott. Marco Salerno

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Psicologo e psicoterapeuta a orientamento umanistico e integrato

Sito web:

http://www.dottmarcosalerno.com

Cell. 3474661496

 

 

 

 

 

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Manipolazione affettiva: come riconoscere se ne siamo vittime

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

prigione affettiva

Quando si inizia a percepire che più di qualcosa non funziona nella nostra relazione affettiva  e che potremmo essere vittime di pericolosi manipolatori/manipolatrici è fondamentale ascoltare il nostro istinto senza avere paura di ciò che potrebbe accadere. Ciò vuol dire cercare di capire effettivamente con chi abbiamo a che fare. Il coinvolgimento emotivo e sentimentale  con i manipolatori, un particolare stile di personalità caratterizzato da bassa autostima, sottomissione e predisposizione all’accoglienza e alla salvaguardia dell’altro, così come esperienze infantili che non hanno permesso lo sviluppo di uno stile di attaccamento sicuro sono tutte caratteristiche che non permettono alle vittime di manipolazione di rendersi conto della prigione dove sono rinchiuse.

E’ pertanto fondamentale aiutare queste persone a riconoscere i segnali di una possibile manipolazione. Elencherò di seguito alcuni importanti campanelli d’allarme tipici in una persona soggetta a manipolazione.

La manipolazione può non comportare tutte le caratteristiche che verranno elencate di seguito ma se vi riconoscete in alcune di esse dovete prestare maggiore attenzione alle dinamiche della vostra relazione. Se avete dubbi sarà  fondamentale richiedere l’aiuto di un esperto in materia che vi aiuterà a discernere e comprendere l’origine delle vostre problematiche e se siete vittime di un processo di manipolazione.

-Dubitate continuamente delle vostre scelte

-Vi interrogate spesso sulla vostra eccessiva sensibilità

-Spesso al lavoro vi sentite confusi

-Chiedete sempre scusa alle persone che vi circondano e soprattutto a quelle cui siete legate da un legame importante

-Vi domandate di frequente se siete una persona ‘sufficientemente brava’ in ogni ruolo che rivestite (marito/moglie – figlio/figlia- etc)

-Non riuscite a capire perché, con tante cose apparentemente positive nella vostra vita, non siete più felici

-Comprate oggetti pensando ciò che piacerebbe al vostro compagno/a piuttosto che quello che farebbe sentire bene voi

-Scusate spesso il comportamento del vostro compagno/a con amici e parenti

-Vi ritrovate a tacere e nascondere aspetti della vostra vita di coppia ad amici e parenti, in modo da non dover dare spiegazioni o accampare scuse

-Sapete che qualcosa non va ma non riuscite a identificare esattamente di che cosa si tratti

-Cominciate a mentire per evitare le critiche

-Trovate difficile prendere decisioni anche semplici

-Prima che il vostro compagno/a rientri a casa ‘ripassate’ un elenco mentale per anticipare qualsiasi errore possiate aver commesso durante la giornata

-Avete l’impressione che in passato eravate una persona molto diversa: più sicura di se, più portata a divertirsi, più rilassata

-Avete la sensazione di non riuscire a fare niente di giusto

-I vostri figli iniziano a proteggervi dal vostro compagno/a

-Vi scoprite infuriati con persone con cui in passato siete sempre andati d’accordo

-Vi sentite frustrati e infelici

Informarsi, chiedere aiuto e intervenire subito quando scattano importanti campanelli d’allarme è fondamentale per salvaguardare il nostro benessere psichico. Meglio tagliare subito un rapporto malsano e pericoloso piuttosto che trascinarsi nel tempo una condizione che inevitabilmente degenererà generando grande sofferenza. Procrastinare questo tipo di relazioni significa avvelenarsi l’esistenza e sottrarsi la possibilità di vivere una sana, reciproca e appagante relazione affettiva.

Bibliografia:

Non mi puoi manipolare. Robin Stern, Edizioni Tea Pratica

 

 

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Vittime di vampiri affettivi: il tango della manipolazione si balla insieme

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Con il termine ‘vampiri affettivi’ ci si riferisce a tutti quegli individui che, per sentirsi potenti e riempire i loro vuoti interiori, si nutrono della forza vitale altrui. Si tratta di persone comuni (amici, conoscenti, colleghi di lavoro, partner) con gravi patologie della personalità che si muovono nel mondo sottraendo alle loro prede energie e dignità.

Le vittime prescelte sono persone semplici, con animo buono, predisposte all’accoglienza e all’accudimento, dunque quelle che hanno maggiori energie cui poter attingere. Ma le vittime non sono necessariamente persone fragili o remissive. Molto spesso il vampiro attacca personalità forti, ottimiste, positive, con un bagaglio di virtù ed energie da intaccare.

Il vampirismo energetico è strettamente correlato al meccanismo della manipolazione mentale: il vampiro utilizza spesso la strategia della manipolazione per sottomettere a livello psicologico la sua vittima.

Ma un vampiro, per esercitare la sua azione, non fa tutto da solo ma ha bisogno della partecipazione della sua vittima in una sorta di gioco a due. La Dott.ssa Robin Stern utilizza al riguardo l’espressione ‘il tango della manipolazione’ in quanto nella manipolazione come nel tango, si è in due a ballare.

Moti si chiederanno: ma come è possibile accondiscendere alle dinamiche di un vampiro e accettare il suo gioco? Accade e molto spesso. Nonostante le percezioni e le sensazioni negative che si hanno frequentandoli, spesso le vittime si accaniscono in una bramosia di approvazione o partecipazione emotiva che non potrà mai avere luogo. A volte bastano pochi gesti di finta empatia (sorrisi, frasi dolci, piccole attenzioni) per nutrire le vittime della falsa speranza di non avere a che fare con un vero e proprio ‘mostro’.

Ricordiamo che la mente umana fatica a riconoscere quel che non le appare familiare. Poiché i vampiri si muovono secondo schemi relazionali ambigui e ignoti generano confusione e incomprensione da parte delle loro vittime che spesso ricorrono all’accondiscendenza come unica possibilità di relazione con questi individui.

Ci si sottomette molto spesso ai vampiri per essere accettati, amati, per paura della solitudine. La mancanza di autostima e di amore sano di se generano in chi subisce un pericoloso meccanismo di accettazione passiva delle dinamiche imposte dal vampiro relazionale, esercitato in funzione del bisogno di accettazione dell’altro. La vittima preferisce subire piuttosto che sopportare l’idea di essere lasciata in balia di uno tsunami emotivo (paura del rifiuto, della solitudine, di non essere amati) che pensa di essere incapace di sopportare.

Molto spesso il desiderio di totale ‘fusione’ con l’altro spinge le vittime a fare e accettare qualsiasi cosa per proteggere quella ‘sensazione’ di vicinanza con un’altra persona, anche se significa annullarsi come persone.

Continua a leggere l’articolo su:

http://difendersidaivampiriaffettivi.myblog.it/archive/2013/09/20/vampiri-energetici-come-spezzare-l-incantesimo-che-ci-imprig.html

 

 

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‘Nessuno mi può giudicare’: come superare la paura del giudizio degli altri

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

 

Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca senza applausi…”(Charlie Chaplin)

 

 

Possiamo rintracciare tra le righe della bellissima riflessione di Charlie Chaplin la risposta a una delle paure più diffuse del nostro tempo, il timore del giudizio degli altri.

“Chissà cosa penserà la gente, chissà cosa dirà la gente, che figura ci facciamo… “ quante volte nel nostro presente e nel nostro passato siamo entrati in contatto con questo monito.

L’attenzione che investiamo nell’evitare di ricevere un giudizio negativo degli altri spesso è superiore a quella che dedichiamo alla costruzione di un sé spontaneo e autentico.

Sin da bambini scopriamo il potere che il giudizio positivo riveste per la nostra autostima poiché allontana dolore e frustrazione. Il giudizio altrui si trasforma così in un bisogno: abbiamo bisogno del giudizio positivo  dei  nostri  genitori,  dei  nostri  fratelli,  dei  nostri  amici, e non  sopportiamo  i  giudizi negativi. 

Per  ricevere  il  giudizio  positivo  degli  altri  dobbiamo  però  soddisfare  le  loro aspettative;  aspettative  che, nel percorso di vita,  diventano  via  via  più  impegnative. 

Alla base della ricerca del giudizio positivo degli altri c’è essenzialmente la paura del rifiuto e dell’emarginazione.

La paura di non essere accettati porta spesso ad aderire, senza  esitazione,  a tutte  le  condizioni  che  il  gruppo  impone.  Nasce  così  il  fenomeno  della ‘pressione sociale’, fenomeno talmente importante da far dimenticare, a volte, anche i valori etici essenziali.

Per rincorrere l’applauso recitiamo  parti,  ci mascheriamo,  utilizziamo  comportamenti  lontani  dalla  nostra  vera  essenza. 

Gli  altri  vedono così le  nostre  maschere  e  non  sono  in grado  di  percepirci in quella che è la nostra vera essenza. Ciò comporta  che non ci avviciniamo agli altri anzi li sentiamo  sempre  più  lontani,  e di riflesso, ci  sentiamo  sempre  più  soli. 

Questo  isolamento  fa  aumentare  il  conflitto  d’identità  e, di  conseguenza,  fa  aumentare  il  bisogno  di  giudizio altrui, di consenso e di approvazione. Entriamo così in un circolo vizioso: 

 -Più cerchiamo il giudizio altrui più siamo mascherati

-Più siamo mascherati più ci sentiamo soli

-Più ci sentiamo soli più ci sentiamo insignificanti

-Più ci sentiamo insignificanti più abbiamo paura e bisogno del giudizio altrui

E il circolo ricomincia…

Le  persone  cadono  in  questa trappola  in  modo  così  profondo  da  aver  paura  di ammettere l’assurdità di quanto stanno facendo. Si diventa ipocriti non solo con gli altri ma anche  con  noi  stessi. 

Il giudizio  altrui  è un pericoloso  strumento  di  controllo,  spesso  utilizzato  per  piegare  i  più deboli che in questo modo sviluppano forme di sottomissione che si trasformano nel tempo in un vicolo cieco, una strada senza via d’uscita. La persona sente bisogno degli altri, del loro giudizio e del loro riconoscimento, ma si sente “stretta” in questo vicolo cieco e percepisce il bisogno  di  libertà,  di  autonomia  e  di  trasgredire  le  regole. 

Perché vivere in funzione della paura del giudizio altrui equivale a far morire la propria personalità che non può rivelarsi in quanto tale bensì è sottoposta a continui travestimenti.

La prima cosa che perdiamo quando ci comportiamo così è la nostra spontaneità (primo indice di un equilibrato rapporto con se stessi e di una buona autostima). Quando non siamo spontanei, chiudiamo parzialmente il cuore per non sentire il costo che dobbiamo pagare per il nostro comportamento. Questa chiusura rende molto più difficile  entrare in contatto con noi stessi (“Di che cosa ho bisogno?”, ”Di che cosa ho paura?”) e con chi abbiamo di fronte (“Che persona è?”, “Che rapporto vuole stabilire con me?”).

Quando siamo troppo condizionati dal giudizio degli altri significa che abbiamo poca stima di noi stessi e ci giudichiamo. Alla base del timore del giudizio c’è sempre la presenza di un implacabile ‘giudice interiore’ che, confrontando il nostro comportamento con modelli esterni di riferimento ci condanna. E la pena, la peggiore immaginabile, è quella di doverci uniformare ai modelli che il giudice ci impone, a costo di essere totalmente non spontanei.

Il risultato è che :

-Non siamo noi stessi

-Non riusciamo a essere come vorremmo apparire

-Viviamo con ansia e disagio il conflitto interiore.

Cosa fare dunque per superare la paura del giudizio altrui?

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-Proviamo a essere più spontanei: limitiamo l’eccesso di sorrisi, di gentilezza e di tutti quei modi e gesti che evitano il conflitto con l’interlocutore e la tendenza a non affermare il proprio pensiero.

Si tratta di un cambiamento graduale, e tanto più lento quanto maggiore è la paura della non-accettazione.

 

-Allentiamo la potenza del nostro GIUDICE INTERIORE: Come è possibile far tacere il giudice interiore? Non è possibile farlo perchè egli non è altro che il nostro “genitore”, la nostra guida interiore, e pertanto esisterà sempre in noi. La sua funzione è quella di dare alla parte cosciente, regole e modelli di comportamento allo scopo di facilitare la loro evoluzione e il loro rinforzo. Non possiamo perciò eliminarlo ma possiamo farlo cambiare sia come grado di severità che come modelli di comportamento in base ai quali essere giudicati.

Per farlo cambiare bisogna fare profondamente contatto con sé stessi, capire quale strada desideriamo percorrere e quindi dialogare con il giudice per convincerlo a essere meno severo e ad adottare modelli di comportamento più congruenti con quella che sentiamo essere la nostra natura

 

-Impariamo a distinguere tra critiche manipolative e critiche costruttive (sia che queste provengano da altri, sia che vengano dal nostro giudice interiore (di solito il più spietato): le critiche si distinguono in:

MANIPOLATIVE: sono critiche che hanno come scopo fondamentale quello di creare imbarazzo, senso di incompetenza, di ignoranza, di colpa, di ansia generica.

COSTRUTTIVE: sono critiche sono tese al miglioramento, al benessere o all’aiuto dell’altro, anche se possono suscitare senso di colpa, di incompetenza, di ignoranza, di ansia generi­ca.

Individuare le critiche manipolative che rivolgete a voi stessi è l’aspetto più importante della faccenda, perché vuol dire che le avete tirate fuori da un sottofondo sussurrato, le avete stana­te, e questo è l’aspetto più importante e difficile. È come indi­viduare una ad una le formiche del vostro giardino. Una volta trovate, però, le vostre critiche manipolative possono essere più o meno facili da tenere a bada. Infatti, non potete pretendere di dissolvere istantaneamente l’effetto che hanno su di voi, o che magari non vi facciano più visita. Sarebbe bello, ma non fun­ziona in questo modo. Però le state indebolendo, lasciate loro meno spazio, le tenete più a distanza, le mettete in discussione, non permettete che scorrazzino liberamente nella vostra testa e nella vostra vita come delle piante infestanti che crescono in un giardino.

 

- Impariamo a essere i soli veri giudici di noi stessi: Questo vuol dire che possiamo decidere autonomamente, valutare il nostro comportamento, i pensieri, le emozioni, assumendocene la responsabilità. La nostra cultura preferisce modelli di comportamento rigidi che sono più facili da gestire in quanto fanno riferimento a delle norme e a dei principi assoluti di “giusto” o “sbagliato”. Queste regole assolute di riferimento spesso vengono utilizzate (in modo più o meno consapevole) allo scopo di manipolarci. In tal modo, quando non ci adeguiamo a queste regole “imposte da un’autorità superiore”, ci sentiamo in colpa. La persona affermativa valuta i propri comportamenti non facendo riferimento a criteri esterni di “giusto”-“sbagliato” ma chiedendosi: “Che effetto ha sul mio benessere?”, “Mi piace O Non mi piace?”, “Va bene o non va bene per me?”, “Lo voglio o non voglio?” “LO CONDIVIDO O NON LO CONDIVIDO?”.

Siete voi dunque che dovete scegliere se accettare o meno le idee, lo opinioni e le valutazioni degli altri e anche chiedere rispetto per le vostre. Solo in questo modo si potrà vivere una vita piena.

 

-Scegliamo se essere vittime o vincitori: Non possiamo cambiare cambiare gli altri o le esperienze della nostra infanzia, ma da oggi possiamo fare scelte e cose per noi stessi che soddisfino i nostri bisogni e ci diano felicità. Possiamo scegliere se essere vittime o un vincitori. 

 

-Riconosciamo i nostri bisogni e diamo loro la giusta importanza:  Ricordiamoci di dare priorità ai nostri bisogni. Facciamo le nostre scelte basandoci su quello che vogliamo e ritieniamo sia meglio per noi, e non su quello che qualcun’altro vuole o pensa che dovremmo fare.  I  nostri bisogni  sono  importanti  quanto  quelle  degli  altri. Impariamo  a  dire  “voglio”  senza  sentirci  in  colpa  e  sfuggiamo  alla  tirannia  dei “dovrei”.

 

-Nei casi più difficili intraprendere una psicoterapia: Nei casi in cui questo timore invalida la qualità della vita del soggetto è molto importante intraprendere un percorso terapeutico. In particolare la psicoterapia cognitivo comportamentale è riconosciuta come un trattamento fondamentale per i disturbi che si associano al timore del giudizio altrui (disturbi d’ansia, disturbi ossessivi, fobia sociale, perfezionismo patologico). Tale trattamento si concentra sul trattamento diretto del sintomo e si preoccupa di lavorare per modificare i pensieri disfunzionali e, parallelamente, di offrire migliori capacità ed abilità per affrontare le situazioni temute.

Nel trattamento può rientrare, secondo le caratteristiche della persona, una fase di insegnamento di abilità per la gestione delle situazioni sociali. Tali abilità possono prevedere sia tecniche di rilassamento per la gestione dell’ansia, sia tecniche per la gestione di interazioni verbali (training assertivo: gestione delle conversazioni, fare richieste ed esprimere i propri bisogni, imparare a dire di no quando se ne ha l’intenzione, gestire le critiche che vengono rivolte)

 

“Canta, balla, ridi e vivi intensamenteogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca senza applausi…”(C. Chaplin)

 

 

Riferimenti bibliografici:

‘La Crisi contemporanea’. A cura di Ulisse Di Corpo Syntropy 2005, n. 1, pag. 40-46

http://www.sintropia.it/italiano/2005-it-1-5.pdf

 

‘La Paura del giudizio’.

A cura di Guido Grossi

http://pensierieriflessi.splinder.com/tag/la+paura+del+giudizio

 


 

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