mercoledì, 25 gennaio 2012

On line il mio nuovo sito: Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale a Roma

 

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Buongiorno a tutti, il post di oggi è dedicato alla presentazione del mio nuovo sito on line all’indirizzo:

 http://www.francescasacca.it

Nel nuovo sito potrete trovare tante informazioni utili in merito al mondo della psicologia: interviste, video, gli articoli direttamente dal blog ‘Psicologo in Famiglia’, la descrizione dettagliata dei principali disturbi clinici, la presentazione del modello di terapia cognitivo comportamentale, aggiornamenti sui miei libri ed Ebook.

Dunque un grande contenitore che vi permetterà di acquisire informazioni e conoscenze sul mondo della psicologia e della psicoterapia.

Ci tengo a ringraziare i creatori del mio sito Andrea e Ilaria, che con professionalità e capacità hanno dato vita al mio nuovo spazio web!

Ringraziandovi per la fiducia e per l’attenzione vi auguro dunque buona navigazione sul sito  http://www.francescasacca.it

 

Dott.ssa Francesca Saccà

 

Riferimenti web degli abili creatori del mio sito:

http://www.andreasacca.it/

http://www.jinevradesign.com/

http://www.facebook.com/JinevraDesign

http://www.facebook.com/andrea.web.design


 

 

 

martedì, 17 gennaio 2012

‘I love my self’. Anche se non te lo hanno insegnato, puoi imparare a volerti bene

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale a Roma

 

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“Mentre attendi un tempo migliore guardi fuori dalla finestra e piove. Anziché aspettare che spiova prova a goderti l'attesa come se non stessi aspettando niente all'infuori di te stessa. E non prenderlo come un ossequio alla vanità se anziché contare le gocce ti guarderai allo specchio e sorridendo ti basterai, basterai alla tua intimità, alla delicatezza del tuo sguardo. Perché soltanto allora, solo allora cambierà il tempo, persino quando la pioggia ti sorprenderà ancora. E quando finalmente ritrovi te stessa ti basterà salire su un muretto per riconquistare il tuo tramonto”   (Massimo Bisotti, “La luna blu”, Edizioni Psiconline)

 

Giorni fa mi sono imbattuta in questa bellissima riflessione del mio amico Massimo Bisotti, un estratto dal suo prossimo libro 'La luna blu' (Edizioni Psiconline) ,che mi ha offerto lo spunto per dar vita all'articolo di oggi, che affronta il delicato tema del rapporto con noi stessi.

Pensiamoci. Passiamo intere giornate a concentrarci sugli altri: ci domandiamo cosa penseranno di noi, come ci giudicheranno, se ci vorranno bene, e spesso trascuriamo il rapporto con quello che dovrebbe essere il nostro migliore amico, ossia il nostro 'io'.

Sarebbe molto bello se ognuno di noi si amasse abbastanza da concedersi una vita piena e densa di significato ma molto spesso non è così. In qualità di psicoterapeuta, mi confronto giornalmente con persone che non si amano affatto.

Ci sono troppe persone che si danno per scontate, si sottovalutano, non si prendono neanche in considerazione fino ad arrivare, nei casi più gravi, a farsi del male.

Paul Valéry scrive “Raramente ho perso di vista me stesso: mi sono detestato e mi sono adorato – poi, siamo invecchiati insieme”, ed è vero. Nella vita di tutti i giorni ciascuno di noi oscilla continuamente tra sentimenti di amore e disamore nei confronti di se stesso.

Oggi pertanto ci chiediamo: può esistere una pacifica coabitazione con se stessi? E se nessuno ci ha mai insegnato a volerci bene, è possibile impararlo?

Sicuramente un buon rapporto con “il nostro io” non è cosa semplice e dobbiamo lavorare costantemente  per ottenerlo e migliorarlo.

Alcuni di noi riescono abbastanza facilmente a stabilire una relazione amichevole con se stessi, per altri è molto più difficile. Il nostro passato e la nostra educazione sono determinanti nello stabilire il tipo di relazione che abbiamo con noi stessi ma, fortunatamente, non ci condizionano del tutto; anche se non ci è stato insegnato a volerci bene, possiamo apprendere come si fa e dunque migliorare la nostra vita.

L’amicizia è il tipo di rapporto che meglio rappresenta il tipo di relazione che dovremmo imparare a stabilire con noi stessi, infatti gli elementi che meglio caratterizzano l’amicizia sono la stima e l’affetto, gli ingredienti base di un sano rapporto con il nostro sé.

Non a caso la terapia cognitiva comportamentale propone spesso l’esercizio del “migliore amico”: il terapeuta chiede al paziente di annotare i propri pensieri negativi quando si trova in difficoltà. Facciamo un esempio: “Quando non sono riuscito in qualcosa mi sono detto: Sono veramente un’incapace, lascio perdere, non ce la farò mai”. Poi si chiede al paziente se avrebbe detto una cosa del genere  al suo migliore amico se si fosse trovato nella sua stessa situazione.

Ovviamente no, risponde il paziente, perché si rende conto che un discorso del genere sarebbe sbagliato e inefficace!

Dopo di che si chiede al paziente di modificare il discorso con se stesso come se dovesse farlo al proprio amico: che cosa direbbe ad un suo amico che si dovesse confrontare con il suo problema? Il discorso allora si modifica, diventa meno rigido, più “affettuoso” e stimolante: “D’accordo è dura, stavolta non ce l’hai fatta. Sono cose che capitano. Lavorando, a poco a poco, ci potresti riuscire. Altrimenti, se è troppo difficile per te, lascerai perdere”.

A poco a poco, con questo esercizio, si sollecita e si sprona il paziente a modificare il dialogo interno che ha con se stesso. Si insegna alla persona  a parlarsi come parlerebbe ad un amico e dunque in un tono meno critico, meno rigido e più incoraggiante.

Perché si insegna questo? Proprio per permettere alla persona di imparare a coabitare serenamente con se stesso.

Dobbiamo dunque imparare a stimarci e a nutrire dell’affetto nei confronti di noi stessi.

Attenzione però a non fare confusione tra stima e ammirazione:  nutrire stima nei confronti di noi stessi, fare un po’ meglio quello che facciamo spontaneamente, è molto diverso dal  cercare l’azione gloriosa o il successo sfolgorante, questo sarebbe troppo difficile e ci potrebbe portare a rinunciare in anticipo ad agire.

Una buona autostima è alla fine più vicina all’amicizia di quanto sia all’amore: poichè solo l’amicizia riesce ad associare "esigenza" (non permettere ai nostri amici di fare qualsiasi cosa) e "benevolenza" (non giudicarli ma essere disposti ad aiutarli), "presenza" (essere attenti e disponibili per loto ) e "tolleranza" (accettarne i difetti e le manchevolezze).

Imparare dunque ad essere amici di noi stessi si può ed è fondamentale per il nostro benessere psicologico.

Se da soli non ci riusciamo non vergogniamoci di chiedere aiuto a uno psicoterapeuta, che ci permetterà di comprendere le origini del cattivo rapporto con noi stessi ma soprattutto ci consentirà di scoprire nuove e più funzionali modalità per imparare a volerci bene e a rispettarci.

 

Un ringraziamento al mio amico Massimo Bisotti per la sua collaborazione

 

 Riferimenti bibliografici

"Imperfetti e felici". Christophe Andrè. Edizioni Corbaccio, Milano, 2008

Massimo Bisotti, “La luna blu”, Edizioni Psiconline

 

 

 

 

 

mercoledì, 11 gennaio 2012

Quando l’amore diventa ossessione: come uscire dalla dipendenza d'amore

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale a Roma

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Quando l'amore si trasforma in un ossessione che travolge e fa soffrire, non parliamo più di amore ma di “dipendenza affettiva”. La love addiction - come la chiamano gli anglosassoni – altro non è che una patologia del sentimento e del comportamento amoroso e, nel mondo contemporaneo, è sempre più diffusa.

Di seguito il parere della Dott.ssa Saccà nell'intervista sulla Dipendenza Affettiva per il programma 'Love and Sex Affair', Radio Base

CLICCA QUI SOTTO PER ASCOLTARE IL PODCAST CON L’INTERVISTA:

love and sex affair.jpg
podcast



Il dipendente affettivo è sostanzialmente una persona che non si sente libera di amare un altra persona per quella che è veramente e, nello stesso tempo, non è in grado di farsi amare per quella che è la sua vera natura; sostanzialmente il dipendente sta insieme all'altra persona per colmare le proprie paure, i propri bisogni. e non riesce a godere dei veri e propri aspetti positivi dei rapporti umani, obnubilato dalla possessività, dall'ansia di separazione e dalla paura per un possibile abbandono.

In questi soggetti si può sviluppare nel tempo un vero e proprio quadro psicopatologico contraddistinto da depressione, ansia generalizzata, disturbi del sonno, irritabilità, problemi alimentari, ossessioni e compulsioni.

Un rapporto che genera dipendenza è una condizione che intorpidisce mentalmente la persona e la rende incapace di esprimere i propri sentimenti minacciando gravemente la salute e il benessere psicologico.

I principali sintomi della dipendenza affettiva sono:

 - Paura di perdere l'amore,  dell'abbandono, della separazione

- Paura della solitudine e della distanza

- Paura di mostrarsi per quello che si è

- Paura di amare l'altro per quello che è

- Senso di colpa

- Senso d'inferiorità nei confronti del partner

- Gelosia e possessività

- Rabbia

Il dipendente affettivo vive una vita fatta di tante complesse "trappole emotive" che lo conduce a sofferenza e infelicità. Nel momento in cui il disagio e la  sofferenza diventano troppo pesanti, tanto da compromettere seriamente la vita quotidiana, è bene rivolgersi ad uno psicologo che aiuterà l'individuo a prendere maggior consapevolezza della propria situazione e a guardare in faccia alle proprie fragilità e bisogni insoddisfatti al fine di riprendere in mano le redini della propria esistenza  e gettare le basi per la costruzione di una più sana e funzionale modalità d'amare. 


Vuoi misurare il tuo livello di dipendenza affettiva?

Vai al link:

http://psicologoinfamiglia.myblog.it/tag/test%20dipendenza%20affettiva