venerdì, 05 febbraio 2010

Combattere la solitudine: strategie per affrontarla

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa a Roma

 

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Solitudine

Tu, solitudine mia Tu, amica di sempre Tu, sempre  a me vicina, Tu, che mai mi hai lasciato

Tu, sei rimasta a cantare nel silenzio di un mondo egoista Tu, viva preziosa brillante e superba

In Te i miei pensieri, In Te la certezza che valgo qualcosa,

In Te la  consolazione dei ricordi del nulla , del poco o del troppo che ho avuto,

In Te la mia vita, In Te l’amore,

In Te - ricchezza silente dell’animo mio - ogni speranza ,ogni dolore, ogni angoscia, ogni gioia

Tu, seme che non dai piante Tu, pianta che non dai frutti Tu, solitudine Tu, sempre e sola a me fedele.

(Patrizia – Gennaio 1973)

 

 

Nel precedente articolo è stato affrontato il tema della solitudine per riflettere e capire insieme la differenza che c’è tra “solitudine” ed “essere soli”: potremmo infatti pensare alla solitudine come a un essere soli che si è protratto nel tempo così tanto da diventare spiacevole mentre l’essere soli per scelta, prendersi un po’ di tempo per sé, non rappresenta mai un problema bensì può rappresentare una preferenza personale.La solitudine è dunque una condizione che la persona sente di subire e che, di conseguenza,  genera malessere e disagio.

Oggi riflettiamo sulle modalità che possiamo mettere in atto per combattere la solitudine, vera o percepita che sia.

Cosa possiamo fare per rompere le pareti del muro che ci imprigiona?

- Riconoscere questa condizione: negare la solitudine sarebbe come negare se stessi, evitare di pensare al problema rafforza le nostre preoccupazioni non le allontana 

- Evitare di affrontare la propria solitudine con un atteggiamento di passività: la passività non fa che peggiorare la situazione.Adottare comportamenti come guardare la TV tutto il giorno, mangiare, bere alcolici, stare a letto, compiangersi, peggioreranno la situazione e  amplificheranno il senso di solitudine

 

- Ragionare per piccoli obiettivi: spesso chi vive una condizione di solitudine ha difficoltà ad uscirne perché mira a cambiamenti radicali e modelli non consoni alla propria indole. Passare dal letto alla discoteca può essere un cambiamento troppo forte a cui la persona non è preparata, mentre introdurre nella propria routine “solitaria” una breve passeggiata, dell’attività fisica, un qualsiasi hobby o una chiacchierata con qualcuno può essere il primo passo verso un cambiamento



- Ricerca  di contatto sociale: Chiamare un amico, creare dei momenti d’incontro, parlare con le persone, sono tutti buoni modi di affrontare la solitudine. Se già abbiamo un gruppo di amici e di conoscenze dovremmo chiederci come mai ancora avvertiamo un senso di solitudine. Forse si tratta di amicizie superficiali con le quali non riusciamo ad entrare in contatto profondo. In questo caso impariamo a ricercare la qualità piuttosto che la quantità, e magari provare a conoscere persone nuove

 

- Imparare a stabilire buone relazioni interpersonali: a volte non riusciamo ad interagire con gli altri perché adottiamo un atteggiamento sbagliato e dobbiamo imparare a modificare la nostra ottica rispetto agli altri: quando si è timidi o introversi sarà più difficile, tuttavia gradualmente ci si può riuscire. Ricordiamo che l’amicizia infatti va sviluppata con gradualità e mettendo in gioco se stessi; alcune persone sole sono soliti rovinare una potenziale amicizia, avanzando delle premature richieste d’ intimità, usano in sostanza l’altro come contenitore per le loro problematiche e non come amico.

Ci sono poi anche alcune persone che adottando inconsapevolmente un atteggiamento troppo rigido e critico allontanano gli altri da se stessi; altre persone ancora mancano di argomenti di conversazione, poiché hanno pochi interessi. Il modo più semplice è quello di tenersi informato attraverso la lettura del giornale, andare a vedere qualche film appena uscito oppure trovarsi un hobby, ampliare in sostanza la propria dimensione al fine di poterla confrontare con quella degli altri

 

- Tenersi impegnati:  con la “cultura” e con hobby vari e quindi andare al cinema, al teatro, ai concerti, alle mostre etc; conoscere persone nel “mondo virtuale” e quindi sul web, passando da chat, forum, social network, blog e altro

 

- Adottare un animale: Gli esperti sono concordi nel sottolineare l’importanza di quest’approccio per arricchire l’esistenza di un individuo. Molti studi hanno dimostrato che l’interazione con un animale dona felicità, sicurezza e tranquillità. Inoltre l’affetto di un animale può aiutarci anche a trovare il contatto con altre persone: ad esempio un cane particolarmente adatto a favorire i contatti inter-personali offre spunti di conversazione, di ilarità e di gioco, aiutandoci ad abbattere il muro di solitudine che ci circonda. E dunque aiuta a combattere la solitudine.

Che si scelga un gatto,  un cane, un criceto o un pesce, il nostro nuovo compagno diventerà un potente antidoto contro il senso di vuoto intorno a noi e sarà una buona arma con cui combattere la solitudine

 

- Chiedere l’aiuto di uno psicologo: quando avvertiamo che la condizione di solitudine ci blocca e provoca un marcato disagio che va ad influenzare la nostra condizione di vita non vergogniamoci di chiedere l’aiuto di un esperto che ci aiuterà a mettere a fuoco le nostre emozioni e  i bisogni  più profondi e ad individuare le modalità più funzionali per reagire a questa condizione

 

 

 

 

venerdì, 29 gennaio 2010

La solitudine subita affligge... quella scelta, appaga (A. Morandotti)

alone.jpgA cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa a Roma

 

 

 

Non è rompendo la solitudine, bensì approfondendola, che gli esseri diventano capaci di comunicare (Louis Lavelle)

 

 

Attualmente, anche a causa del frenetico ritmo della vita moderna che non agevola i contatti umani, sempre più persone si trovano a vivere quotidianamente uno stato di intensa solitudine. Essendo l’uomo, come sosteneva Aristotele, un “animale sociale“, nei casi in cui la solitudine non è una scelta volontaria, questa condizione incide molto negativamente sul nostro benessere psicologico e conduce molto spesso a vissuti di tipo depressivo.

Etimologicamente il termine solitudine rimanda alla parola “separare” composta da “se” e “parare”. La prima indica “divisone”, la seconda “parto”. Il termine solitudine rimanda alla separazione del nascituro dalla madre con la conseguente perdita di uno stato particolare. La stessa parola solitudine rammenta all’uomo la perdita che ha vissuto, in quanto ne rappresenta l’evento avvenuto.

C’è però un’importante distinzione da fare  tra “solitudine” ed “essere soli”: potremmo infatti pensare alla solitudine come a un essere soli che si è protratto nel tempo così tanto da diventare spiacevole mentre l’essere soli per scelta, prendersi un po’ di tempo per sé, non rappresenta mai un problema bensì può rappresentare una preferenza personale.

La solitudine è una condizione che la persona sente di subire e che, di conseguenza,  genera malessere e disagio.

In generale la persona che soffre di solitudine può arrivare a  sperimentare questo stato interno di disagio per svariati motivi; esistono infatti tanti tipi di solitudine: c’è la solitudine della persona che soffre di timidezza e che non osa avvicinarsi agli altri, c’è la solitudine di chi è in compagnia ma si sente comunque solo, esistono solitudini forzate, in genere imposte dalle circostanze della vita, quali la prigionia, l’handicap e la malattia, o l’abbandono di una persona cara.
Vi sono poi solitudini volute e ricercate: quelle di chi, nella quotidianità, sente il bisogno di ricercare un momento tutto suo, per recuperare le energie e per ritrovare quella parte soffocata dall’affanno della vita. A volte invece la solitudine è una fuga dalle situazioni che non si riesce a gestire.
Vi sono ancora solitudini imposte dalla società: i mezzi di comunicazione sempre più spesso invitano ad isolarsi, a “distinguersi” esprimendo modi di vita “unici” che accentuano l’individualismo. Questi messaggi possono essere pericolosi in quanto alimentano la fuga e la ricerca di un rifugio che, visto come un luogo d’opposizione all’esterno, limita la crescita e lo sviluppo dell’autonomia individuale.

La solitudine, nonostante offra all’uomo innumerevoli opportunità per maturare e divenire un soggetto autonomo, è considerata spesso una condizione spaventevole,una "malattia" da cui si deve fuggire. Ci si sente condannati a doverla vivere e si ha contemporaneamente la speranza di poter ritrovare in essa momenti di intimità.

I condizionamenti sociali sulla solitudine poi non aiutano gli individui, e generano un errore razionale  molto comune e cioè quello di confondere una condizione facilitante per una necessaria: la popolazione così crede che la ricchezza è fondamentale per essere felici, avere un partner altrettanto, fino ad arrivare alla "necessità di non essere soli".

Si parla dunque molto della paura della solitudine, si alimenta il timore collegato a questa condizione ma  si parla poco della capacità d’essere soli.

Durante il nostro sviluppo, dall’infanzia ad oggi, abbiamo di certo tutti sperimentato, magari gradualmente, la condizione dell’essere soli. A  volte questo può essere accaduto anche in presenza dell’altro: magari molti di noi hanno sperimentato la spiacevole sensazione di sentirsi soli in casa propria, con la propria famiglia, con il partner o con il gruppo di amici. L’aver sperimentato questa condizione di certo ha provocato in noi sofferenza ma ci ha anche permesso di riconoscere i nostri sentimenti più profondi  e di esprimerli.
Esaminata in quest’ottica la solitudine  diviene quella condizione che  aiuta l’individuo ad integrare i pensieri interni con i sentimenti.

Dunque la solitudine non è solo ed esclusivamente una condizione di malessere; essa può essere una condizione di rigenerazione, di protezione e di rinascita. Per alcune persone, la solitudine garantisce loro l’equilibrio psichico ed affettivo. Grazie ad una breve fuga in uno spazio tutto nostro è possibile evitare un leggero stato di depressione e magari, perché no, investire in creatività, dedicarsi a ciò che si ama di più e che si vuole portare avanti. La capacità di starsene soli in una condizione di benessere è data dall’ acquisizione stessa della maturità psicologica, l’auto-realizzazione personale; al contrario l’incapacità di stare almeno qualche ora della giornata da soli, la dipendenza dalla presenza degli altri, può essere, quella sì, la spia di qualche malessere interiore, di qualche inadeguatezza personale.

Sarebbe quindi opportuno che ogni persona trovi il giusto equilibrio sia nei rapporti con gli altri che con se stessa, attraverso la coltivazione del proprio benessere interiore che molto spesso viene sottovalutato.

Non ci si vuole sentire soli ma sempre di più si sceglie in questa nostra società di vivere da soli. Questa contraddizione è spiegata dalla grande paura del contatto, dalla paura di sentire e di entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi; per non incontrare la propria solitudine, per non conoscere i propri vuoti, spesso ci si rifugia in situazioni di dipendenza che ancora di più svuotano di valore la vita (si pensi alle trappole legate a cibo, alcool, farmaci, sigarette, gioco e shopping compulsivo, lavoro in eccesso).

E dunque la questione non è tanto quella di rifuggire la solitudine che a volte prescinde dall’essere in compagnia di un altro, bensì quella di riflettere sull’importanza di trovare il tempo per "essere soli" senza scappare da noi stessi.

E’ dunque sempre più necessario rieducare le persone alla solitudine interpretandola come un prezioso  strumento che permette sia di realizzare un vero incontro con la parte più profonda di se stessi, sia come elemento necessario e preparatorio al comunicare con gli altri.

 

 

 

 

 

 

 

mercoledì, 20 gennaio 2010

Come far durare un rapporto di coppia?

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa a Roma

Assistenza tecnica video: Dott.Stefano Naldini

 

 

Nel video: la Dottoressa Francesca Saccà,ospite della trasmissione di Sat2000 “Formato Famiglia” (puntata del 14.12.2009 dal titolo "Aspettando il Principe Azzurro"), ci parla degli elementi necessari alla riuscita di un rapporto di coppia

 

 

Oggi vogliamo riflettere su quali possono essere gli elementi di riuscita di un rapporto di coppia. Ma prima domandiamoci: cosa vuol dire essere una coppia?

Essere coppia significa essenzialmente trovare un modo proprio di stare insieme ad un’altra persona.

Ciascuno di noi può scegliere un partner dello stesso sesso, oppure di sesso diverso.

Nelle favole la coppia si incontra, il principe bacia la principessa, si sposano e continuano a vivere felici e contenti; nella vita non accade proprio così, in particolare oggi la coppia è sottoposta a continue prove di "resistenza" e a molte interferenze esterne che a volte possono minare l''equilibrio e la stabilità  della relazione

Nessuno ci manda in una “scuola” che ci insegni a stare insieme e la stessa società oggi non "sponsorizza" il legame di coppia e promuove invece il concetto di individualismo; il più delle volte l'idea di legame spaventa, sopraggiunge la paura dell’impegno, il timore di perdere la propria libertà.

Oggi più che mai le coppie hanno la necessità di cercare la loro unità.

Il modello di coppia deve essere costruito al di là degli stereotipi culturali, che ci vogliono in coppia tutti nello stesso modo.


Ma quali sono gli ingredienti per una buona riuscita del rapporto di coppia?



- La comunicazione: la possibilità sempre aperta di poter parlare dove parlare non significa però solo "scambiarsi delle informazioni", ma soprattutto esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni. Saper leggere i messaggi corporei e la voce dell’altro . Saperne leggere le espressioni ,i gesti, i sottintesi.



- Un buon contatto affettivo: che si esprima in una effettiva vicinanza anche fisica : tenerezza, attenzioni concrete, carezze,sguardi, ecc…



- La capacità di saper entrare in empatia avendo la capacità di mettersi anche nei panni dell’altro per poterlo capire



- Avere vivi interessi in comune che permettano di arricchirsi facendo delle cose insieme



- Crescere anche individualmente perseguendo i propri interessi o i propri obiettivi



- L’impegno a vivere e crescere insieme a volte al di là degli stereotipi culturali : imparare ad inventare creativamente la propria relazione



- La gestione dell’erotismo per una buona comunicazione sessuale



I problemi coniugali, i malintesi, le incomprensioni, il contrasto di interessi sorgono dunque inevitabilmente nel rapporto di coppia quando il partner, un tempo idealizzato e perfetto, ridiventa un comune mortale non privo di difetti. Questo è assolutamente normale e comune, non dimentichiamoci che la vita di coppia esige molti compromessi che possono essere raggiunti con l’impegno di entrambi i partner.

A volte una coppia non riescere autonomamente a risolvere i suoi problemi. In questi casi può essere utile chiedere l'aiuto di un esperto.

Lo psicologo che lavora con i membri di una coppia insegnerà loro ad individuare i problemi principali per poi ad affrontarli, ma soprattutto allenerà i partners ad essere attenti e sensibili alle tensioni e ai bisogni reciproci consentendo loro di riscoprire un modo più funzionale di stare insieme.






 

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