Ho un grillo parlante nella testa! Impariamo a gestire il nostro giudice interiore

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Dentro ognuno di noi abita un grillo parlante  interno che ci monitorizza, attento e critico, nel corso della giornata. E, con la sua vocina, spesso ci fa vacillare e dubitare delle nostre risorse e capacità, quando meno ce lo aspettiamo. Tutto ciò influenza la qualità della nostra vita, le nostre azioni e le nostre relazioni con gli altri. Infatti spesso siamo vulnerabili alle critiche esterne perché, in primis, non sappiamo gestire le critiche che ci partono da dentro.

Se i primi a dubitare di noi stessi siamo noi, come possiamo pretendere di saper gestire gli attacchi che arrivano dall’esterno? E poi, siamo proprio sicuri di saper riconoscere una critica costruttiva da una manipolativa? Se non stabiliamo un buon rapporto con il nostro grillo parlante ‘interno’ non saremo mai abbastanza lucidi da capire se una persona ci sta realmente ‘attaccando’ oppure stiamo ricevendo una critica ‘sana’ che però noi leggiamo come attacco in funzione di un dialogo interno sbagliato e colpevolizzante.

Ecco perché è fondamentale allenarci ad ‘ammorbidire’ il nostro giudice interiore, ad allentarne la potenza. Molti si chiederanno: ma non si può far tacere e basta? La risposta è no, perché è una parte di noi che ci accompagnerà per tutta la vita. La sua funzione è quella di dare alla parte cosciente regole e modelli di comportamento allo scopo di facilitare la loro evoluzione e il loro rinforzo. Quindi, visto che dovremo per forza conviverci, abituiamoci a dialogare con lui in modo sano, amichevole. Cerchiamo davvero di capire cosa vuol dirci e perché non stai mai zitto.

Cominciamo a porci le seguenti domande: sappiamo davvero ascoltarlo? La critica che ci rimanda che significato ha per la parte più profonda di noi stessi? Non è che forse vuole qualcosa di positivo per noi anche se ce lo esprime con troppa durezza?

Fondamentale dunque scendere a patti con lui. Per farlo cambiare bisogna entrare profondamente in contatto con sé stessi, capire quale strada desideriamo percorrere e quindi dialogare con il giudice per convincerlo a essere meno severo e ad adottare modelli di comportamento più congruenti con quella che sentiamo essere la nostra natura.

Facciamo un esempio pratico, se ci stiamo preparando a sostenere un esame e dentro di noi alberga un critico perfezionista che esige da noi standard molto elevati possiamo di certo ascoltarlo quando ci spinge a prepararci e a studiare ma, dall’altra parte, trattare con lui rispetto ‘al livello di perfezione’ che ci richiede, ricordandogli che siamo umani e possiamo anche permetterci piccoli errori che non andranno a influenzare in modo determinante sulla nostra ‘prestazione’.

Imparare a giocare di mediazione con il nostro giudice interiore ci consentirà di vivere una vita più sana e libera, ci permetterà di rispettare la nostra vera natura e di non affossarci nelle cadute che, inevitabilmente, troviamo sul percorso.

 

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Dipendenza affettiva e Manipolazione Relazionale – percorso breve di gruppo a Roma

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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 Calendario e temi degli incontri

LUNEDI’ 30 GIUGNO 2014:

“Dipendenza affettiva, paura dell’abbandono e manipolazione relazionale”: riconoscere il circolo vizioso per uscirne.

LUNEDI’ 7 LUGLIO 2014:

“Ama amandoti”: come costruire una relazione affettiva sana senza rinunciare a se stessi.

LUNEDI’ 14 LUGLIO 2014: 

“Non mi puoi manipolare!”: difendersi dalla manipolazione affettiva e farsi rispettare secondo i principi dell’assertività.

 Finalità: nel corso dei tre incontri di gruppo previsti verranno forniti gli strumenti per imparare a riconoscere e gestire gli stati problematici tipici della dipendenza affettiva, in particolare la paura dell’abbandono e la sensazione di impotenza nella gestione autonoma degli eventi di vita. Il percorso aiuterà inoltre i partecipanti a riconoscere e a difendersi dai meccanismi della manipolazione relazionale e di far luce su questi pericolosi meccanismi, al fine di migliorare la propria autostima e acquisire nuove e più funzionali modalità relazionali che consentiranno di dare vita a relazioni interpersonali sane basate sul rispetto reciproco e sullo scambio.

Quando: Il percorso di gruppo si svolgerà il Lunedì dalle ore 18.10 alle 19.45.

Dove: Roma, presso l’Istituto A.T.Beck, in Via Gioberti 54 (Zona Termini, a pochi passi dalla Metro A e B)

Costi: Il costo per ogni incontro è di 50 Euro

 MODALITA’ DI ISCRIZIONE E PARTECIPAZIONE

La persona interessata a intraprendere il percorso dovrà inviare una email di richiesta di partecipazione (specificando nell’ oggetto dell’email: “Richiesta partecipazione percorso breve di gruppo dipendenza affettiva e manipolazione relazionale”) a uno dei seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com

dottmarcosalerno@gmail.com

La Dott.ssa Saccà e il Dott. Salerno invieranno il programma dettagliato del percorso affinchè l’interessato possa prenderne visione e confermare la sua adesione. Successivamente si procederà con un colloquio conoscitivo preliminare all’inserimento nel gruppo.

Conduttori:

Dott.ssa Francesca Saccà

Email francesca.sacca@gmail.com

Cell. 33325207090

Dott. Marco Salerno

dottmarcosalerno@gmail.com

Cell. 3474661496

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Sai scegliere il partner giusto per te? Suggerimenti per costruire una relazione ‘sana’ e appagante

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Nessuno mi ama,  sono solo/a, nessun uomo/donna mi vuole, ho chiuso con gli uomini/ con le donne…” ecco alcune della lunga serie di lamentazioni che spesso ascoltiamo  da tutte quelle persone insoddisfatte della loro vita sentimentale.

E’ sicuramente difficile ad oggi incontrare un partner con cui stare bene ed essere felici.

E’ difficile ma non impossibile! Il grave errore che molte persone commettono è quello di affidarsi al destino e alla fortuna senza mettersi in gioco per ‘edificare’ la propria felicità sentimentale.

In molti stanno fermi in attesa che il miracolo si compia e arrivi un principe o principessa che li salverà dai loro tormenti e li risarcisca dalla sofferenza del passato.

Si attende un amore perfetto, una relazione perfetta. Ci si rifugia in un mondo di sogni e aspettative irrealistiche che allontanano dalla realtà e dall’effettiva possibilità di incontrare una persona con cui stare bene.

Il primo falso mito da contrastare se davvero vogliamo vivere relazioni appaganti è che non esistono persone perfette, non esistono amori perfetti. Siamo sempre più dicotomici in materia di relazioni affettive “ O trovo la persona perfetta, oppure niente”. Ci dimentichiamo che esistono infinite sfumature e se davvero vogliamo essere felici dobbiamo imparare a calarci dal mondo ideale a quello reale. E smettere di aspettare che il destino si metta alla guida della nostra vita. Dobbiamo imparare ad agire e a scegliere ciò che è meglio per noi, ciò che ci fa star bene, incluse le persone.

Trovare un partner con cui vivere una relazione appagante può essere tanto più difficile quanto più ci irrigidiamo in modi di pensare e comportarci che ci confondono e ci bloccano.

Vi fornirò pertanto oggi alcuni utili suggerimenti per imparare a scegliere e a dirigervi verso una relazione sana e ‘giusta’ per voi:

Iniziate a guardare dentro di voi: smettete di affidarvi alla fortuna e lavorate su voi stessi per raggiungere uno stato interiore di equilibrio e lucidità. Non possiamo pensare di attrarre una persona con cui star bene se siamo intrisi in uno stato di pessimismo e negatività. Anzi, ciò è molto rischioso poiché si rischia di incontrare qualcuno che incrementi le nostre paure e vulnerabilità.

Lavorate sul vostro passato: esperienze infantili irrisolte e non elaborate possono condizionare le scelte affettive del presente. Fondamentale dunque esplorare i meccanismi affettivi che ci portiamo dentro al fine di elaborarli.

Evitate di fare confronti/raffronti con storie sentimentali precedenti: ogni storia, così come ogni persona, è diversa dalle altre; il timore che la sofferenza già sperimentata si possa ripetere può essere destabilizzante e paralizzante e non permette di vedere il positivo che c’è nella nuova persona e nella nuova relazione.

Imparate a lasciare e ad essere lasciati: comprendere emotivamente e cognitivamente che questo processo fa parte della vita. Concedersi il diritto di poter lasciare scoprendo che se non si lascia mai nessuno non è per amore ma per paura di essere abbandonati. L’incapacità di lasciare chi non ci appartiene più condiziona inevitabilmente la nostra felicità sentimentale.

Rifuggite dalla tipologia di “partner abbandonici”: smettete di scegliere partner che innescano lo schema dell’abbandono e del rifiuto ed imparate e leggere i segnali che ci permettono di riconoscere la persona che mette in atto comportamenti del genere per allontanarla.

Imparate ad essere protagonisti attivi della vostra vita e delle vostre scelte:  Quali sono i vostri desideri, obiettivi? Quali sono le cose o le persone che vi fanno stare davvero bene? Dedicate del tempo alla scoperta di ciò che siete e cosa volete. Lavorate per incrementare la vostra soddisfazione e realizzazione personale.  E’ più facile attrarre una persona quando siamo soddisfatti di noi stessi e siamo in grado di riconoscere il nostro valore

Concedetevi  una pausa tra una relazione e l’altra: la maggior parte delle persone si buttano a capofitto da una storia  a un’altra per paura di stare da soli e si fanno pervadere dall’ansia di trovare subito un nuovo compagno/a. E’ molto prezioso invece imparare ad aspettare e utilizzare questo intervallo per  mettersi in ascolto dei propri bisogni e desideri.

Prendersi cura di se stessi: non trascurate la vostra salute e il vostro aspetto.  Fate attività fisica, dedicate del tempo al riposo e ai vostri hobby. Tutto questo vi farà sentire meglio e vi renderà più sicuri di voi stessi nel momento in cui vi relazionate agli altri.

Se da soli non riuscite a uscire dal tunnel della vostra insoddisfazione sentimentale non vergognatevi a chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta: un buon lavoro terapeutico vi aiuterà a prendere consapevolezza “emotiva” del vostro disagio facendo emergere emozioni, sentimenti, pensieri e riflessioni e vi guiderà verso una rinascita interiore fondata su una maggiore consapevolezza di sé e delle vostre scelte.

 

 

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Anche se non te lo hanno insegnato, puoi imparare a volerti bene

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Passiamo intere giornate a concentrarci sugli altri: ci domandiamo cosa penseranno di noi, come ci giudicheranno, se ci vorranno bene, e spesso trascuriamo il rapporto con quello che dovrebbe essere il nostro migliore amico, ossia il nostro ‘io’. Sarebbe molto bello se ognuno di noi si amasse abbastanza da concedersi una vita piena e densa di significato ma molto spesso non è così. In qualità di psicoterapeuta, mi confronto giornalmente con persone che non si amano affatto. Ci sono troppe persone che si danno per scontate, si sottovalutano, non si prendono neanche in considerazione fino ad arrivare, nei casi più gravi, a farsi del male.

Paul Valéry scrive “Raramente ho perso di vista me stesso: mi sono detestato e mi sono adorato – poi, siamo invecchiati insieme”, ed è vero. Nella vita di tutti i giorni ciascuno di noi oscilla continuamente tra sentimenti di amore e disamore nei confronti di se stesso.

Oggi pertanto ci chiediamo: può esistere una pacifica coabitazione con se stessi? E se nessuno ci ha mai insegnato a volerci bene, è possibile impararlo? Sicuramente un buon rapporto con “il nostro io” non è cosa semplice e dobbiamo lavorare costantemente  per ottenerlo e migliorarlo. Alcuni di noi riescono abbastanza facilmente a stabilire una relazione amichevole con se stessi, per altri è molto più difficile. Il nostro passato e la nostra educazione sono determinanti nello stabilire il tipo di relazione che abbiamo con noi stessi ma, fortunatamente, non ci condizionano del tutto; anche se non ci è stato insegnato a volerci bene, possiamo apprendere come si fa e dunque migliorare la nostra vita.

L’amicizia è il tipo di rapporto che meglio rappresenta il tipo di relazione che dovremmo imparare a stabilire con noi stessi, infatti gli elementi che meglio caratterizzano l’amicizia sono la stima e l’affetto, gli ingredienti base di un sano rapporto con il nostro sé.

Non a caso la terapia cognitiva comportamentale propone spesso l’esercizio del “migliore amico”: il terapeuta chiede al paziente di annotare i propri pensieri negativi quando si trova in difficoltà. Facciamo un esempio: “Quando non sono riuscito in qualcosa mi sono detto: Sono veramente un’incapace, lascio perdere, non ce la farò mai”. Poi si chiede al paziente se avrebbe detto una cosa del genere  al suo migliore amico se si fosse trovato nella sua stessa situazione. Ovviamente no, risponde il paziente, perché si rende conto che un discorso del genere sarebbe sbagliato e inefficace! Dopo di che si chiede al paziente di modificare il discorso con se stesso come se dovesse farlo al proprio amico: che cosa direbbe ad un suo amico che si dovesse confrontare con il suo problema? Il discorso allora si modifica, diventa meno rigido, più “affettuoso” e stimolante: “D’accordo è dura, stavolta non ce l’hai fatta. Sono cose che capitano. Lavorando, a poco a poco, ci potresti riuscire. Altrimenti, se è troppo difficile per te, lascerai perdere”.

A poco a poco, con questo esercizio, si sollecita e si sprona il paziente a modificare il dialogo interno che ha con se stesso. Si insegna alla persona  a parlarsi come parlerebbe ad un amico e dunque in un tono meno critico, meno rigido e più incoraggiante.

Perché si insegna questo? Proprio per permettere alla persona di imparare a coabitare serenamente con se stesso. Dobbiamo dunque imparare a stimarci e a nutrire dell’affetto nei confronti di noi stessi. Attenzione però a non fare confusione tra stima e ammirazione:  nutrire stima nei confronti di noi stessi, fare un po’ meglio quello che facciamo spontaneamente, è molto diverso dal  cercare l’azione gloriosa o il successo sfolgorante, questo sarebbe troppo difficile e ci potrebbe portare a rinunciare in anticipo ad agire.

Una buona autostima è alla fine più vicina all’amicizia di quanto sia all’amore: poichè solo l’amicizia riesce ad associare “esigenza” (non permettere ai nostri amici di fare qualsiasi cosa) e “benevolenza” (non giudicarli ma essere disposti ad aiutarli), “presenza” (essere attenti e disponibili per loto ) e “tolleranza” (accettarne i difetti e le manchevolezze).

Imparare dunque ad essere amici di noi stessi si può ed è fondamentale per il nostro benessere psicologico. Se da soli non ci riusciamo non vergogniamoci di chiedere aiuto a uno psicoterapeuta, che ci permetterà di comprendere le origini del cattivo rapporto con noi stessi ma soprattutto ci consentirà di scoprire nuove e più funzionali modalità per imparare a volerci bene e a rispettarci.

 

Riferimenti bibliografici

“Imperfetti e felici”. Christophe Andrè. Edizioni Corbaccio, Milano, 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Amare un narcisista”: gruppo di aiuto a Roma per uomini e donne innamorati di un narcisista

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicoterapeuta a Roma

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Finalità del gruppo: Le persone che sono coinvolte in una relazione sentimentale  con un narcisista si sentono quasi sempre frustrate, arrabbiate, umiliate ed impotenti per la quasi totale mancanza di sensibilità ed empatia che i partners mostrano per i loro bisogni e sentimenti. Un problema molto comune è che spesso queste persone non trovano ne la forza di lasciare partner narcisisti (neanche quando si verificano gravi abusi emotivi e/o fisici) ne quella di resistere loro.  Mantenere a lungo termine una relazione con un/a narcisista senza imparare a tutelarsi comporta un forte crollo dell’autostima e serie problematiche psicologiche. Nei casi più gravi si  può sviluppare una vera e propria sindrome traumatica specifica, che negli Stati Uniti è stata già evidenziata da qualche anno, con il nome di ‘trauma da narcisismo’, che si caratterizza  con un persistente stato d’angoscia e il pensiero ossessivo del partner narcisista, del quale non si riesce a comprendere la crudeltà. Ciò si accompagna ad attacchi di panico, depressione, ansia, difficoltà a dormire e ad alzarsi la mattina, sociofobia (paura degli altri), disturbi dell’alimentazione, comportamenti compulsivi (come guidare pericolosamente, o drogarsi o fare abuso di farmaci), pensieri suicidari, difficoltà a stare da solo ma anche a stare in compagnia, disturbi della sfera sessuale, deterioramento delle relazioni familiari e delle amicizie, difficoltà nella vita lavorativa e nella capacità di concentrarsi, paura di luoghi e oggetti che rievocano il narcisista traumatizzante.

La Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno, psicoterapeuti a Roma, hanno deciso di avviare un gruppo di aiuto che sostenga le persone coinvolte in una relazione affettiva con un narcisista al fine di imparare a riconoscere i meccanismi psicologici e le dinamiche relazionali che si innescano. Il gruppo fornirà utili strategie  per imparare a gestire la relazione con un narcisista senza esserne spaventati o sopraffatti. Il percorso di gruppo permetterà inoltre di acquisire efficaci modalità di comunicazione per tenere testa a un narcisista e imparare a far valere i propri bisogni, desideri, diritti, all’interno della relazione affettiva.

Il percorso d’aiuto è indirizzato a uomini e donne che:

● vogliono capire se hanno accanto un/a partner narcisista e come comportarsi

● vivono una relazione difficile con un partner narcisista

● hanno lasciato un partner narcisista ma non riescono a dimenticarlo e a riprendere in mano la loro vita

● hanno un familiare (genitore o parente) narcisista e vogliono imparare a gestire meglio questo rapporto

Come è organizzato il percorso di gruppo: il percorso è strutturato secondo moduli (4 incontri di gruppo per ogni modulo). Le persone interessate potranno partecipare a tutto il percorso o a singoli moduli.

Quando: Ogni incontro si svolgerà il Mercoledì, ogni 15 giorni. La data di inizio del percorso è prevista per mercoledì 11 giugno. Il gruppo avrà inizio al raggiungimento di un numero minimo di 10 partecipanti.

Orario: dalle ore 18.00 alle ore 20.00

Costo: 60 euro per ogni incontro

Dove: Roma, presso l’Istituto A.T.Beck, in Via Gioberti 54 (Zona Termini, a pochi passi dalla Metro A e B)

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE: Chi volesse partecipare al percorso di gruppo per la dipendenza affettiva deve inviare una email di richiesta a uno dei seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com

dottmarcosalerno@gmail.com

Si prega di specificare nell’oggetto dell’email la seguente dicitura: “richiesta iscrizione al percorso di aiuto AMARE UN NARCISISTA”.

La Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno invieranno il programma dettagliato del percorso affinchè gli interessati ne prendano visione e confermino la loro intenzione a partecipare. Si procederà poi con un colloquio conoscitivo (costo 50 euro) preliminare all’inserimento nel gruppo che avrà la funzione di comprendere la richiesta del partecipante e la sua motivazione.

 Conduttori:

Dott.ssa Francesca Saccà

Email francesca.sacca@gmail.com

Cell. 33325207090

Dott. Marco Salerno

dottmarcosalerno@gmail.com

Cell. 3474661496

 

 

 

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“Amarti amandomi”: incontri di gruppo per imparare ad amare senza subire

“Amarti amandomi”

Impariamo ad amare senza subire

La mancanza di autostima e di amore sano di se generano, nell’ambito delle relazioni  (sentimentali ma anche familiari e amicali) un pericoloso meccanismo di accettazione passiva delle dinamiche imposte dall’altro. Molto spesso il desiderio di totale ‘fusione’ con un altro spinge a fare e accettare qualsiasi cosa per proteggere quella ‘sensazione’ di vicinanza con un’altra persona, anche se significa annullarsi come persone. In particolare le persone affette da dipendenza affettiva preferiscono subire piuttosto che sopportare l’idea di essere lasciati in balia di uno tsunami emotivo (paura del rifiuto, della solitudine, di non essere amati) che pensano di essere incapaci di sopportare.

I prossimi incontri di gruppo condotti a Roma (a partire da Maggio) dalla Dott.ssa Francesca Saccà e dal Dott. Marco Salerno permetteranno di migliorare la propria autostima e promuovere capacità assertive al fine di acquisire nuove e più funzionali modalità relazionali che consentiranno di dare vita a relazioni interpersonali sane basate sul rispetto reciproco e sullo scambio.

LUNEDI’ 5 MAGGIO:  “Sei una persona non un oggetto”: rispettare e farsi rispettare secondo i principi dell’assertività.

LUNEDI’ 19 MAGGIO: “Fai amicizia con la solitudine”: attraversare la paura della solitudine e dell’abbandono per diventare più forti.

LUNEDI’ 9 GIUGNO: “Scopri chi sei e cosa vuoi”: sogni, desideri, bisogni, obiettivi.

LUNEDì 23 GIUGNO: “Ama con cuore e mente”: conciliare ragione e sentimento.

LUNEDI’ 7 LUGLIO:  “Ama amandoti”: come costruire una relazione affettiva sana senza rinunciare a se stessi.

Quando: Lunedì dalle ore 18.10 alle 19.45.

Dove: Roma, presso l’Istituto A.T.Beck, in Via Gioberti 54 (Zona Termini, a pochi passi dalla Metro A e B)

Conduttori:

Dott.ssa Francesca Saccà

Email: francesca.sacca@gmail.com

Cell. 33325207090

Dott. Marco Salerno

dottmarcosalerno@gmail.com

Cell. 3474661496

COSTI: È possibile partecipare a tutti e 5 gli incontri oppure a singoli incontri. Il costo per ogni singolo incontro è di € 50. (Solo per chi partecipa a tutti gli incontri il costo è di € 40 ad incontro).

COME ISCRIVERSI AGLI INCONTRI DI GRUPPO: per partecipare agli incontri di gruppo è necessario inviare un’email con richiesta di prenotazione ai seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com

dottmarcosalerno@gmail.com

 

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Come riconoscere e identificare un abuso fisico, sessuale, psicologico, finanziario

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Nell’articolo di oggi verranno esaminati e descritti i principali tipi di abuso cui donne e uomini possono essere sottoposti. Nella nostra società c’è ancora troppa confusione su quello che possiamo definire abuso. Spesso quando si parla di abuso si immagina un maltrattamento ‘fisico’ ma in realtà oltre a quello fisico ne esistono molte altre forme. L’abuso può essere anche sessuale, psicologico, economico.

E’ fondamentale fare chiarezza sulle principali forme di abuso che possono essere esercitate sia da uomini che da donne. Se non abbiamo chiaro in cosa consiste un comportamento abusante risulta difficile chiedere aiuto.

Le seguenti definizioni sono state tratte dall’articolo “Emotional Abuse – Are You Being Abused?Identifying Emotional, Physical, Sexual, Psychological and Financial Abuse” di Melanie Tonia Evans, on line su:

http://www.melanietoniaevans.com/articles/are-you-being-abused.htm

Abuso fisico

Definizione di Wikipedia: L’abuso fisico implica un contatto volto a causare dolore, ferita o altra sofferenza fisica o danno. Molte donne non credono di essere abusate fino a che non vengono “colpite”. L’abuso fisico è molto di più.

I seguenti comportamenti costituiscono abuso fisico:

Venir colpito, sbattuto, preso a schiaffi e a pugni

Spintonato

Preso a calci, morso, pizzicato, fatto inciampare, inginocchiare e sbattere la testa

Strangolato, tagliato, accoltellato, minacciato con le armi, annegato

Colpito con oggetti

Messo all’angolo e trattenuto con la forza

Lasciato senza possibilità di dormire (privazione del sonno)

Esposto alle intemperie (lasciato chiuso a chiave fuori)

Privato dei beni

Sbattuto al muro o colpito con  oggetti scagliati contro

Fatto ammalare

Negato cibo o medicine

Colpito con arma da fuoco

Minacciato fisicamente

Perseguitato (reso vittima di stalking)

Sottoposto a guida spericolata

Ogni tipo di tortura fisica nel tentativo di avere delle ammissioni o delle risposte

Inflitto qualsiasi tipo di dolore fisico

Abuso sessuale

Definizione di Wikipedia: Abuso sessuale (anche inteso come molestia) indica generalmente un forzato ed indesiderato atto sessuale rivolto da una persona ad un’altra. L’abuso sessuale non è solo un abuso fisico, ricade infatti nella categoria di abusi psicologici non consensuali. Uno dei miti della società è che la maggior parte di aggressioni sessuali avviene tra estranei. Statisticamente, il 75% di violenze sessuali avviene da un uomo che la vittima conosce. L’abuso sessuale è molto pericoloso. Significa venir trattati come oggetti dal partner.

I seguenti comportamenti costituiscono abuso sessuale:

Stupro

Ogni atto sessuale forzato, non voluto e non consensuale

Uso del senso di colpa, manipolazione o minaccia per fare sesso

Uso di parole scurrili

Domande incalzanti sulla storia sessuale

Commenti umilianti e degradanti sulla storia sessuale

Commenti umilianti e degradanti sulle prestazioni sessuali

Commenti umilianti e degradanti sull’abbigliamento

Commenti umilianti e degradanti sul linguaggio del corpo, le abitudini ecc

Commenti umilianti e degradanti sulla fisicità, sul peso, ecc

Riferimenti alla persona come al proprio organo sessuale

La gelosia patologica e tutti i comportamenti associati

Lo stalking

Abuso psicologico

L’abuso psicologico comprende quello mentale ed emotivo ed avviene quando l’identità di una persona, le predilezioni, la vita ed i comportamenti vengono mentalmente ed emotivamente controllati da un’altra persona. L’autostima e la fiducia in se stessi vengono minate al punto che la vittima è confusa su “ciò che è reale” e perde il senso dell’ “essere emotivamente al sicuro”. Il partner violento può essere in grado di comportarsi in modo del tutto inadeguato e la vittima dell’abuso psicologico tenderà ad aggrapparsi disperatamente alla relazione per ricevere qualche tipo di sostegno, conforto, amore o conferma dall’ abusatore. Bisogna prestare molta attenzione ai violentatori psicologici poiché iniziano la relazione con fascino e carisma. Questi individui hanno una  personalità magnetica e possono dare un’immagine alla quale la vittima non può resistere.

La maggior parte delle donne rischiano di innamorarsi perdutamente di un narcisista carismatico. Sfortunatamente molte donne idealizzano i loro uomini e, se si aggiunge il fatto che ne sono talmente travolte da credere che lui sia “l’unico”, è facile comprendere la perdita della propria autostima (a fronte di abuso). Questo condurrà la donna a riprendersi “l’ uomo meraviglioso” che ha conosciuto e guadagnarsi il suo amore senza tener conto di come lui la tratta. L’abuso psicologico è una dinamica spietata e una tattica ben precisa usata dai narcisisti. Questa forma di abuso è comune in molte relazioni. Le donne riferiscono che le ferite provocate dall’abuso psicologico hanno bisogno di molto più tempo per guarire rispetto agli effetti di abuso fisico. Molte donne che non hanno accesso alle cure base riportano danni a livello psicologico ed emotivo. Può essere molto difficile definire l’abuso psicologico e può insidiosamente penetrare nella tua vita se non sai a cosa fare attenzione.

I seguenti comportamenti costituiscono abuso psicologico:

mentire

manipolare

far perdere il controllo

incalzare con domande pressanti

perseguitare

umiliare

intimorire

minacciare

isolare

incolpare

Abuso economico:

Abuso economico: l’abuso economico è una circostanza comune nelle relazioni. L’abuso economico è qualsiasi tipo di azione che colpisce la sicurezza finanziaria/materiale di un’altra persona contro la sua volontà.

Questa forma di abuso include:

uso irresponsabile del denaro, come il gioco d’azzardo, il rischio e le spese eccessive

rifiuto all’attività lavorativa

diniego delle attività domestiche

esigere la ragione di tutti i soldi spesi

nascondere il denaro

rendere responsabile dei debiti

non permettere di spendere per i bisogni

forzare o manipolare carte di credito o conti a tuo nome

imputare all’altro le spese

costringere a commettere atti criminali o umilianti per soldi

Questo articolo ha lo scopo di informare sulle possibili forme di abuso. Se vi siete riconosciuti in uno o più di questi comportamenti (subiti o esercitati) non isolatevi, cercate il sostegno delle persone che vi circondano e non esitate a chiedere aiuto a persone competenti in materia. La prevenzione in questi casi è fondamentale.

 

Ringrazio per la collaborazione nella traduzione dei brani la Dott.ssa Maria Luisa Capocchia

 

 Riferimenti bibliografici:

http://www.melanietoniaevans.com/articles/are-you-being-abused.htm

 

 

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Come difendersi dalla manipolazione affettiva: gruppo di aiuto a Roma

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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La Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno conducono esclusivamente a Roma un percorso di gruppo che ha l’obiettivo di fornire ai partecipanti gli strumenti fondamentali per imparare a riconoscere e ad affrontare la manipolazione e la dipendenza affettiva.

La manipolazione affettiva è una esperienza che segna profondamente chi la subisce poiché prosciuga le energie e insinua un senso di permanente inadeguatezza nell’affrontare la vita.

Manipolazione e dipendenza affettiva sono due modalità relazionali strettamente collegate che si alimentano a vicenda. Il manipolatore affettivo si nutre della vitalità e delle emozioni della sua vittima, suscita in lei il senso di colpa, il disprezzo, il ricatto e con una critica incessante ne demolisce definitivamente l’autostima e la percezione della realtà. Il dipendente affettivo sviluppa per reazione una serie di sintomi, sia psicologici come aggressività, ansia paura della solitudine, tristezza sia fisici, come emicranie, disturbi digestivi, mancanza di appetito, disturbi del sonno e nodo alla gola, attacchi di pianto o di rabbia. I manipolatori  possono essere rintracciati tra gli amici, i conoscenti, i colleghi di lavoro, i partner, hanno come obiettivo quello di far compiere al proprio interlocutore azioni che tornano a loro vantaggio, da cui è difficile liberarsi poiché la vittima preferisce accettare qualsiasi richiesta per vivere nell’illusione di un rapporto anche se questo comporta il proprio annullamento.

Al termine del percorso i partecipanti oltre ad aver imparato a riconoscere questi pericolosi meccanismi, sapranno come migliorare la propria autostima e come acquisire nuove modalità relazionali per dare vita  a rapporti sani basati sul rispetto reciproco e sullo scambio autentico senza rinunciare più a se stessi.

QUANDO: il percorso di gruppo si svolge ogni lunedì con cadenza quindicinale (due incontri al mese) dalle ore 18.10 alle ore 19.45.

DOVE: Roma, presso Istituto A.T.Beck, Via Gioberti 54 (zona Termini a pochi passi dalla metro A e B).

COSTI: il costo per ogni incontro è di € 40.

CONDUTTORI DEI GRUPPI:

Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo comportamentale

Sito web: http://francescasacca.it

Blog: http://psicologoinfamiglia.myblog.it

Tel. 3332520790

Dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a orientamento umanistico integrato

Sito web: www.dottmarcosalerno.com

Tel. 3474661496

Come iscriversi al percorso di gruppo:  chi vuole partecipare al gruppo per la manipolazione e la dipendenza affettiva deve inviare una mail di richiesta a uno dei seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com    dottmarcosalerno@gmail.com

Si prega di specificare nell’oggetto dell’email la seguente dicitura: richiesta iscrizione al percorso di gruppo “manipolazione relazionale e dipendenza affettiva”

La Dott.ssa Francesca Sacca’ e il Dott. Marco Salerno invieranno il programma dettagliato del percorso affinche’ gli interessati ne prendano visione e confermino la loro intenzione a partecipare. Si procedera’ poi con un colloquio conoscitivo preliminare all’inserimento nel gruppo, del costo di  € 40,  che avra’ la funzione di comprendere la richiesta del partecipante e la sua motivazione.

 

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Stalking in rosa: quando la vittima è un uomo

donna stalker

 

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

Con il termine stalking si intende una “forma di aggressione messa in atto da un persecutore che irrompe in maniera ripetitiva, indesiderata e distruttiva nella vita privata di un altro individuo, con gravi conseguenze fisiche e psicologiche” (Gargiullo e Damiani, 2008). Il termine è inglese (deriva da ‘to stalk’) e indica “fare la posta, braccare, pedinare”; si riferisce a comportamenti atti a osservare e conoscere il comportamento della preda al fine di poterla catturare: non avendo equivalenti nella nostra lingua, la traduzione che più frequentemente viene adottata è “molestie assillanti”.

Nella sindrome del molestatore assillante è dunque possibile distinguere un soggetto attivo, il molestatore o stalker, ed un soggetto passivo, ossia la vittima nei cui confronti lo stalker sviluppa un’intensa polarizzazione ideo-affettiva e verso cui mette in atto una serie ripetuta di comportamenti tesi alla sorveglianza e/o comunicazione e/o ricerca sistematica di contatto (Benedetto, Zampi, Messori, Cingolani, 2008).

Ad oggi prevale, nella nostra società, la figura della donna come ‘vittima’ di violenza da parte dell’uomo, che sia essa domestica o esterna all’ambiente familiare. Negli ultimi anni, però, sono stati molti i titoli di giornali che ci hanno comunicato di omicidi, atti di violenza e stalking da parte di donne. Lo stalking infatti non è un fenomeno di genere. Sia donne che uomini possono essere vittima o persecutore, entrambe possono aggredire fisicamente, psicologicamente, possono appostarsi, pedinare, creare danni alle cose, minacciare, possono essere persistenti, molestanti in modo assillante.

Al momento si contano il 70% di uomini molestanti contro il 30% delle donne. E alla base di questo dato possono esserci vari fattori, “il Silenzio degli uomini” può costituire uno di questi. Per Silenzio degli uomini, come ben descrive Laia Caputo  (“Il silenzio degli uomini”, Feltrinelli, 2012), si intende anche un silenzio più atavico, un mancato riconoscimento e mancata esplicitazione delle emozioni umane, in particolare la Paura. Gli uomini cioè, difficilmente dicono “ho paura!”. La società rimarca sempre sul loro coraggio, sulla forza, sull’atto eroico, che indubbiamente ci sono, ma mai si parla anche di paura, anch’essa presente. Ad oggi dunque gli uomini, tacendo più che mai le proprie emozioni, si trovano in un disorientamento totale, si trovano ad essere come pentole a pressione, pronte ad esplodere all’ennesima frustrazione, incomprensione, all’ennesima mancanza. Ecco che lo stalking rappresenta una delle possibili reazioni, una delle tante possibili forme di quest’esplosione rabbiosa. In questa confusione, talvolta le donne anziché continuare a coltivare la propria identità, rimarcano le vesti e le dinamiche violente maschili e così si distinguono per la loro molestia assillante, ai danni degli uomini.

La “normalizzazione” pubblica della violenza femminile – messaggi pubblicitari, spettacolitelevisivi, cinema, stampa, video web – crea assuefazione ed abbassa l’allarme sociale. Può una forma di violenza essere considerata politically correct, qualunque essa sia? Al riguardo vi è un’interessante e recente indagine dal titolo: “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile” ( Y. Abo Loha, G. Gallino, S. Gascò,  G.P. Macrì, C. Manzari, V. Mastriani, F. Nestola, S. Pezzuolo, G. Rotoli, Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012). L’indagine è finalizzata a raccogliere elementi di valutazione ancora inesistenti nel nostro Paese, utili a verificare se esista, ed eventualmente in che misura, una realtà diversa da quella fondata esclusivamente su condizionamenti, luoghi comuni e pregiudizi. Si tratta di un’indagine ufficiosa, ma rappresenta l’unica fonte in assenza di indagini ufficiali.

L’analisi dei dati raccolti smentisce la tesi della violenza unidirezionale U>D e le sovrastrutture culturali che ne derivano. La teoria secondo la quale la violenza U>D sia la sola forma diffusa, quindi l’unica meritevole di contromisure istituzionali, si rivela quindi un postulato indimostrato ed indimostrabile, generato esclusivamente dal pregiudizio. Sono pertanto prive di fondamento le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice. Dall’indagine emerge come anche un soggetto di genere femminile sia in grado di mettere in atto una gamma estesa di violenze fisiche, sessuali e psicologiche; quindi anche un soggetto di genere maschile possa esserne vittima. Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con le ricerche internazionali, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso.

L’indagine inoltre dimostra che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare; anche un soggetto apparentemente più “fragile” della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili. La significativa rappresentatività nel campione di soggetti con prole ha fatto emergere l’effettiva strumentalizzazione che i figli hanno all’interno della coppia in crisi.

Il dato più evidente riguarda le violenze psicologiche, testimoniate dal campione in percentuali significative. Solo il 2,1% ha dichiarato di non averne mai subite.

Al termine di questa ricerca, ciò che gli autori auspicano è che il fenomeno venga ulteriormente approfondito dagli organi  istituzionali, indagando  con  identici strumenti e modalità un campione composto da un uguale numero di donne ed uomini, secondo criteri di trasparenza ed imparzialità sino ad oggi sconosciuti.

“Quando parliamo di abusi emotivi o fisici è sbagliato identificare sempre l’uomo come carnefice e la donna come vittima. Anche gli uomini subiscono abusi da donne violente, ed è sempre più frequente. Il vero problema è che spesso rimangono in silenzio, per vergogna e per paura di essere ridicolizzati. Infatti un uomo che denuncia la violenza di una donna spesso si trova ad essere deriso e quasi m…ai compreso. Normalizzare o minimizzare la violenza femminile abbassa l’allarme sociale e aumenta la resistenza dell’uomo a denunciare gli abusi che subisce. Condizionamenti, luoghi comuni e pregiudizi vanno combattuti perché tutti hanno diritto ad essere difesi quando subiscono violenza” Dott.ssa Francesca Saccà

 

Siti consultati:

La storia di una stalker e il silenzio degli uomini. Articolo pubblicato il 5 settembre 2013 sul blog stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com (Spazio di confronto, di ricerca di sè, di trasformazione, per non essere più Vittime nè Carnefici) on line su: http://stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com/la-storia-di-una-stalker-e-il-silenzio-degli-uomini

“Stalking: Sono le Donne le Più Violente”. Articolo a cura di  Alessia Offredi il 12 feb 2013 on line su: http://www.stateofmind.it/2013/02/stalking-donne-violente/

Una nuova indagine sulla violenza verso il mondo maschile. 6.000.000 di vittime. Articolo pubblicato il 10 novembre 2013 on line su: http://www.adiantum.it/public/3193-una-nuova-indagine-sulla-violenza-verso-il-mondo-maschile.-6.000.000-di-vittime.asp?pagin=3&ordine=commenti-idComm01-desc

 

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Manipolazione relazionale e dipendenza affettiva: un gruppo di aiuto per riconoscerle e non “ammalarsi” d’amore

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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A partire dal prossimo mese di Febbraio la Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno condurranno a Roma un nuovo percorso di gruppo, strutturato in 10 incontri,  che fornirà ai partecipanti alcuni strumenti fondamentali per imparare a gestire gli stati problematici tipici della dipendenza affettiva, in particolare la sensazione di vuoto, la paura della solitudine e la sensazione di impotenza nella gestione autonoma degli eventi di vita. Il percorso aiuterà inoltre i partecipanti a riconoscere e a difendersi dai meccanismi della manipolazione relazionale. Le persone affette da dipendenza affettiva vengono spesso sottomesse da quelli che vengono definiti ‘vampiri affettivi’ ossia tutti quegli individui che, per sentirsi potenti e riempire i loro vuoti interiori, si nutrono della forza vitale altrui. Si tratta di persone comuni (amici, conoscenti, colleghi di lavoro, partner) con gravi patologie della personalità che si muovono nel mondo sottraendo alle loro prede energie e dignità.

La mancanza di autostima e di amore sano di se generano in chi subisce un pericoloso meccanismo di accettazione passiva delle dinamiche imposte dal vampiro relazionale, esercitato in funzione del bisogno di accettazione dell’altro. La persona affetta da dipendenza affettiva preferisce subire piuttosto che sopportare l’idea di essere lasciata in balia di uno tsunami emotivo (paura del rifiuto, della solitudine, di non essere amati) che pensa di essere incapace di sopportare.

Molto spesso il desiderio di totale ‘fusione’ con l’altro spinge le vittime a fare e accettare qualsiasi cosa per proteggere quella ‘sensazione’ di vicinanza con un’altra persona, anche se significa annullarsi come persone. Il percorso permetterà dunque di riconoscere questi pericolosi meccanismi, consentirà di migliorare la propria autostima e acquisire nuove e più funzionali modalità relazionali che consentiranno di dare vita a relazioni interpersonali sane basate sul rispetto reciproco e sullo scambio.

Quando: Il percorso di gruppo per la dipendenza affettiva si svolge il Lunedì, con cadenza quindicinale (due incontri al mese) dalle ore 18.10 alle 19.45

Dove: Roma, presso l’Istituto A.T.Beck, in Via Gioberti 54 (Zona Termini, a pochi passi dalla Metro A e B).

Costi: Il costo per ogni incontro è di 40 Euro.

COME ISCRIVERSI AL PERCORSO DI GRUPPO:

Chi volesse partecipare al percorso di gruppo per la dipendenza affettiva deve inviare una email di richiesta a uno dei seguenti indirizzi:

francesca.sacca@gmail.com

dottmarcosalerno@gmail.com

Si prega di specificare nell’oggetto dell’email la seguente dicitura: “richiesta iscrizione al percorso di aiuto sulla Manipolazione relazionale e Dipendenza affettiva”.

 

La Dott.ssa Francesca Saccà e il Dott. Marco Salerno invieranno il programma dettagliato del percorso affinchè gli interessati ne prendano visione e confermino la loro intenzione a partecipare. Si procederà poi con un colloquio conoscitivo preliminare all’inserimento nel gruppo che avrà la funzione di comprendere la richiesta del partecipante e la sua motivazione.

Conduttori dei gruppi:

 

Dott.ssa Francesca Saccà

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo comportamentale.

Sito web: http://www.francescasacca.it

Blog: http://psicologoinfamiglia.myblog.it

Cell. 3332520790

Dott. Marco Salerno

Psicologo e psicoterapeuta a orientamento umanistico e integrato

Sito web: http://www.dottmarcosalerno.com

Cell. 3474661496

 

 

 

 

 

 

 

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